Sovraindebitamento eccessivo

Mi trovo in una situazione terribile: a seguito del fallimento repentino della società di cui ero amministratore, mi sono ritrovato a fare i conti con la banca che per erogare alla società (una srl) negli anni passati dei prestiti chirografari e anticipo su fatture, mi aveva fatto firmare fideiussioni (omnibus).

Il fallimento è del 2011.  Nel 2010 però non c'erano questi presupposti di caduta ed in quell'anno costituii con la mia (ora ex) moglie un fondo patrimoniale volto a garantire nostra figlia minore.

In questo fondo abbiamo messo la casa coniugale (mia) e un box (della mia ex moglie). fuori dal fondo avevamo deciso di tener fuori una frazione di proprietà di un immobile (sempre mio).

Siamo separati dal 2012 ma abbiamo mantenuto il fondo e ho regolare residenza in un'altro appartamento di 18 mq. Il debito però è così alto che non basterebbero tre mie vite per saldarlo e inoltre non ho lavoro.

Ho fatturato (ho una partita iva personale) in 6 mesi appena 3000 euro e neanche riesco a pagarci le tasse perchè sono andati via per necessità di sostentamento.

Il debito supera il milione e non so come fare, anche volendo, a pagarlo. anche in saldo e stralcio non ce la farei. sono segnato a vita a vivere come barbone? Perchè appena pignoreranno quei 4 spiccioli che mi rimangono non potrò pagare nè affitto, nè bollette.

Figuriamoci il mantenimento di mia figlia che già non riesco a rispettare.

Aggiungo inoltre che l'immobile in questione inserito nel fondo è stato affittato per poter recuperare dei soldi per pagare bollette, cibo e alimenti.  Appena pignorenanno quello sarò veramente finito. per me è importante capire se c'è una via d'uscita poichè ciò condizionerà le scelte che prenderò per il mio futuro.

Lei non riferisce un dato importante: se la costituzione del fondo patrimoniale è stata annotata sull'atto di matrimonio e se questo evento è avvenuto prima o dopo la sottoscrizione delle fideiussioni omnibus.

Nel primo caso, i beni conferiti al fondo patrimoniale non potranno essere aggrediti se non per prestiti riconducibili esclusivamente a soddisfare i bisogni della famiglia. Il che sarebbe difficile provare per un amministratore di società a responsabilità limitata, successivamente posta in liquidazione.

Rappresenterebbe per lei certamente un successo, di questi tempi e visto il contesto in cui ha operato, l'essere riuscito a mantenere indenne le proprietà immobiliari destinate, in futuro, a sua figlia e nel presente utili per garantirle quanto necessario al suo sostentamento.

Per il resto, bisognerà "arrangiarsi" fino a quando le cose non cambieranno in meglio, per tutti. La sua è una condizione più frequente di quanto lei non creda.

Infine, rifletta sulla circostanza che, per ora, la via d'uscita dovranno innanzitutto trovarla i suoi creditori, dal momento che le garanzie da lei prestate risultano praticamente inesigibili.

1 luglio 2014 · Annapaola Ferri

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