Come avviene l’interruzione della fornitura di gas a causa di bollette rimaste insolute con il precedente fornitore?

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Ho delle bollette luce gas insolute con il vecchio fornitore: il nuovo non mi ha mai addebitato tale importo nelle sue bollette. Adesso il vecchio fornitore mi scrive: “abbiamo richiesto all’impresa di distribuzione di provvedere all’interruzione dell’alimentazione del suddetto punto di riconsegna intervenendo sull’allacciamento che alimenta il suo impianto con conseguente risoluzione del contratto di vendita.”

Poi mi dicono i costi intervento è al fine di evitare devo pagare entro una certa data. Io non capisco ma il contratto é già concluso avendo io cambiato fornitore. In più le ultime due bollette che mi chiedono erano oggetto di contenzioso e nessuno ha mai chiarito nonostante le mie richieste. Possono davvero staccarmi luce e gas? E perché non hanno applicato il famoso cmor con il mio attuale fornitore?

Intanto, da quanto scrive il precedente fornitore, mi sembra si stia parlando solo della fornitura di gas, e limitatamente a questo aspetto approfondiremo la questione.

Il precedente contratto di fornitura non è stato concluso. Il nuovo venditore, probabilmente, ha inoltrato la richiesta di chiusura del vecchio contratto (recesso) al venditore precedente: la procedura, però, non si è perfezionata proprio per le morosità pregresse.

Perché il nuovo fornitore non le ha applicato il CMOR (Corrispettivo per MORosità)? Ai fini della determinazione del CMOR, possono essere considerate solo le fatture relative agli ultimi 3 mesi di erogazione del servizio.

E’ pur vero che, al momento, i consumi vengono contabilizzati dal fornitore subentrato, ma questa possibilità dipende dalle peculiari modalità di distribuzione del gas: esiste un’unica rete di distribuzione a cui il cliente è allacciato. Il cliente paga i consumi al fornitore corrente che a sua volta, a valle del proprio profitto (per attività di semplice contabilizzazione e fatturazione) paga chi fornisce la materia prima, il gas naturale, alla rete di distribuzione, le imposte dovute allo Stato e quanto spetta al soggetto che gestisce e mantiene la rete di distribuzione.

Insomma, il precedente fornitore può chiedere al distributore (Italgas, per esempio in zona Roma) di disalimentare il punto di riconsegna: in pratica si stacca e si chiude il tubo che afferisce al contatore del gas, contatore che dovrebbe essere posizionato all’interno dell’appartamento (di solito nei pressi della cucina).

Ora si possono avere due approcci per risolvere il problema: il primo è quello di impedire l’ingresso in casa al tecnico inviato dal gestore della rete di distribuzione, confidando sul fatto che per poter entrare coattivamente a casa sua dovrebbe essere richiesto l’appoggio della forza pubblica (con un provvedimento giudiziale). Tuttavia è necessario, prima di assumere un tale comportamento, accertarsi anche che là dove è collocata la colonna verticale di alimentazione del fabbricato non sia possibile, al distributore, accedere per posizionare una piattaforma (o una scala) in modo da tagliare (e occludere) la conduttura del gas nel punto situato appena dopo la diramazione che afferisce all’impianto interno.

Per esprimere il concetto molto semplicemente, e necessario che lo spazio antistante la conduttura verticale si estenda, per almeno una ventina di metri, in una proprietà privata in modo che non si possa arrivare alla diramazione con scale o gru mobili attestate in suolo pubblico.

Il secondo approccio, meno stressante ma più costoso, è quello di saldare il debito con il precedente fornitore, prima che si arrivi alla disalimentazione del suo punto di riconsegna del gas.

24 Novembre 2017 · Giovanni Napoletano

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