Società di recupero crediti propone piano di rientro - ma ho qualche dubbio

Vi scrivo in quanto ho ricevuto lettera da una società di recupero crediti che ha acquistato il mio debito dalla finanziaria che aveva erogato il prestito, per circa 30000 euro avendo pagato altri 30000 regolarmente fino a circa 1 anno fa.

Ho chiamato per prospettare le mie attuali condizioni, mi hanno offerto 20 rate da 100 euro mensili e poi 150 rate da 200 euro mensili.

Considerando che almeno il primo step mi potrebbe anche stare bene, augurandomi che la situazione lavorativa migliori, sono un agente di commercio, vorrei sapere se debbo firmare il nuovo contratto, con tutte le postille tecniche che non conosco, o debbo soprassedere e fare nuova offerta, con rata più bassa.

Trattasi di prestito personale, dove ho pagato il 50% della somma, senza garante.

Nel contratto ci sarà sicuramente evidenziato, fra l'altro, che esso non costituisce novazione, il che vuol dire che, nel caso di inadempimento e mancato rispetto delle scadenze previste dal piano di rientro eventualmente sottoscritto, si ripartirebbe dall'importo del debito originario, da versare in unica soluzione e gravato dagli ulteriori interessi nel frattempo maturati. E' una formula a cui ricorrono, ormai da tempo, le società di recupero crediti, ma che non reggerebbe ad una ordinaria censura giudiziale. In ogni caso, qualsiasi documento a cui si appone la propria firma va letto con la dovuta attenzione.

Ora, per noi sarebbe abbastanza facile (ed indicativo di scarsa serietà professionale) aggiungere che il piano di rientro offerto appare esoso e non offre i consueti vantaggi che al debitore vengono di norma riservati in un accordo transattivo. Si tratterebbe, tuttavia, di una valutazione fatta sulla pelle altrui, che non terrebbe conto del costo, spesso altissimo, che il debitore paga quando si trova in una situazione psicologica a cui non è abituato. Insomma, pura retorica astratta dal contesto.

Quindi, ci asteniamo dal consigliarle di soprassedere in attesa di tempi migliori, ovvero di società di recupero crediti meno determinate a lucrare il 10 mila per cento su un credito acquistato per poche decine di euro.

Quello che, però, non possiamo esimerci dal chiederle (visto che lei non ne parla) sono le modalità con cui andrebbero versate le rate.

Se la società chiede cambiali a scadenza, allora meglio lasciar perdere: oggi la società di recupero crediti sarebbe obbligata, per procedere coattivamente nei suoi confronti, a chiedere al giudice un decreto ingiuntivo (con tutto quello che comporta una tale procedura, in primis la verifica di usurarietà dei tassi d'interesse applicati chiesta in opposizione dal debitore) per poi passare, ad esempio, alla fase di pignoramento delle provvigioni o del conto corrente.

Domani, con una cambiale scaduta ed impagata, al creditore risulterebbe agevole aggirare la verifica giudiziale sulla legittimità dell'importo preteso e potrebbe passare direttamente (e comodamente) alla fase di pignoramento delle provvigioni dovute da terzi al debitore, o del conto corrente. Ed allora, in campana!

Infine, una regola aurea che deve valere sempre: quando si sottoscrive un piano di rientro, la valutazione della sostenibilità del nuovo obbligo assunto va effettuata tenendo ben presente la situazione corrente, non quella futura, per giunta prospettata anche come foriera di miglioramento economico. Così facendo si illude solo sé stessi, per poi trovarsi più indebitati di prima.

2 maggio 2015 · Chiara Nicolai

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