Società di recupero crediti denunciata per stalking

In ritardo con il pagamento delle rate per saldare un finanziamento di 2 mila euro per pagare una cura dimagrante viene tempestata dalle lettere minacciose di una società di riscossione, cui era stato ceduto il suo credito.

La donna, esasperata (e nel frattempo è dovuta ricorrere alle cure del medico con prescrizione di tranquillanti), ha deciso di denunciare la società per stalking.
La denuncia è stata depositata al Tribunale di Treviso, con l’assistenza dell’avvocato Davide Favotto, e ora la procura dovrà valutare se vi siano gli estremi per una causa penale.

La donna, ha 60 anni e baita in città: nel 2009 stipula aveva stipulato due contratti di finanziamento per un totale di 2.300 € con una società finanziaria, per poter pagare un ciclo di trattamenti dimagranti in un centro benessere.

Per sopraggiunti problemi fisici era stata costretta ad interrompere le sedute di trattamento dopo poche settimane, e aveva manifestato l’intenzione di rescindere il contratto. Ma il centro benessere non ne aveva voluto sapere e pretendeva comunque il pagamento delle restanti rate; nel frattempo la società finanziaria comunicava alla donna l’avvenuta cessione del credito ad una società di riscossione specializzata.

A quel punto, secondo quanto ha riferito la donna nella denuncia, sarebbe iniziato l’incubo. Un agente di recupero del credito si sarebbe dapprima messo in contatto con la donna con due intimazioni di pagamento in cui si paventava la comunicazione dei dati personali della donna ad enti pubblici che privati.

Dopo poche settimane erano giunte altre due lettere per annunciare il pignoramento di beni immobili e stipendio. Tutto questo, secondo la donna, senza avere in mano alcun titolo giuridico dato che il credito non era ancora stato accertato in sede giudiziale.

Trascorso un mese viene eta comunicata alla donna la sua iscrizione della “lista dei cattivi pagatori” ( citando una sentenza della Corte di Cassazione che in realtà sottolinea l’illiceità di un comportamento del genere). Inutili gli inviti dell’avvocato della donna a rivolgersi a lui per qualsiasi richiesta: l’istituto ha continuato ad inviare lettere alla sessantenne, in una delle quali si minacciava addirittura “l’asporto, con l’utilizzo della forza pubblica e mediante forzatura della porta della sua residenza in caso di assenza, dei suoi beni”.

La donna esasperata prima si è trovata costretta a ricorrere alle cure di un medico che le prescritto tranquillanti per fronteggiare il forte stato d’ansia. Poi ha deciso di adire le vie legali, denunciando la società per «il comportamento vessatorio mantenuto nell’ultimo anno, che può qualificarsi come un insieme di atti persecutori, ovvero di stalking».

Nei giorni scorsi la denuncia è stata depositata in procura, ora avranno inizio le indagini preliminari.

di Serena Gasparoni da La Tribuna di Treviso

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