Si può ricominciare a vivere avendo un cumulo di debiti?

Avevo una ditta edile che ho chiuso per mancanza di lavoro dopo oltre 20 anni di attività nel settore. Ho accumulato un debito di circa 120 mila euro con essa a causa di uno scoperto che avevo per poter eseguire i lavori nel corso degli anni (avevo 12 operai in regola). A causa di questo debito la banca mi sta pignorando la casa e nel frattempo mi sono anche separato con mia moglie e sto trasferendomi come residenza dalla mia nuova compagna.

Oltre a quell’ammanco, ho anche 15 mila euro di miei contributi non versati all’INPS perché non disponevo né dispongo di tale somma. L’unica cosa che mi è rimasta è una Twingo del 2001 del valore di 300 euro. Ora la mia domanda è: con il passaggio di residenza a casa della mia compagna, lei rischia di accollarsi i miei debiti o parte di essi? Non siamo sposati e quando lo faremo applicheremo il regime della separazione dei beni e non abbiamo niente cointestato (tra l’altro succede qualcosa se mette la mia firma come delegante sul suo conto corrente?)

Sono 2 anni che sono disoccupato e avrò spedito centinaia di curriculum senza mai ricevere alcun tipo di risposta. Non riesco a trovare nessun lavoro ma non esiste nessun tipo di sussidio per un libero professionista che per anni a sempre pagato regolarmente tutto e di più e che per colpa della crisi si trova nelle mie condizioni?

Sulla Twingo rischia un fermo amministrativo da parte di Equitalia cui sarà affidata la riscossione del credito INPS. Se la macchina le serve, farebbe bene a trasferirne la proprietà alla sua compagna, anche se il costo del passaggio di proprietà non copre il valore del veicolo quotato su Quattroruote.

Per quanto riguarda la co-residenza con la sua attuale compagna, quest’ultima non corre alcun rischio di vedersi accollati i debiti del convivente: il rischio è solo quello, puramente teorico, di un pignoramento presso la residenza del debitore. Infatti, in base al principio di presunzione legale di proprietà tutto ciò (mobili, elettrodomestici, quadri, gioielli, TV, ecc.) che è rinvenibile presso la residenza del debitore si ritiene di proprietà del debitore.

Il pignoramento presso la residenza del debitore è comunque azione esecutiva assai poco efficace e il creditore vi ricorre solo nel caso in cui sia certo di trovarvi beni di pregio (non i soliti mobili ed elettrodomestici usati, tanto per intenderci).

Ma se proprio vuole escludere questo remoto rischio, può stipulare con la sua compagna un contratto di comodato, registrandolo all’Agenzia delle entrate. Non c’è bisogno di un notaio, basta riempire i moduli disponibili presso le sedi territoriali dell’ADE e pagare la solita tassa.

La sua compagna non corre alcun rischio se delega il debitore ad operare e disporre sul proprio conto corrente.

Per il resto ho poco da aggiungere: oggi si premiano i datori di lavoro, sfruttatori impenitenti, che ai propri dipendenti fanno un contratto di lavoro a progetto (quando non pagano in nero) e lo rinnovano di volta in volta, diminuendo, ogni volta, la paga oraria: altro che tutele crescenti millantate dai solidi idioti giuslavoristi e ministre piagnucolone.

La situazione in cui lei oggi versa è proprio dovuta al suo corretto comportamento verso i 12 operai in regola: so bene che si tratta di una magra consolazione, ma deve andarne fiero.

Si può vivere serenamente da nullatenente, anche con una esposizione debitoria come la sua. L’importante è essere consapevoli di non aver sfruttato i propri simili. Il nostro non è un paese per gente onesta. Ingrassano e prosperano solo furbi e furbette: per guadagnare milioni di euro basta far sapere ai propri amici che domani lo Stato acquisterà azioni di una banca, e il gioco è fatto.

Vivere serenamente, sì, ma senza esagerare: farà bene alla salute anche conservare un po’ di odio e di rancore (non molto, quanto basta) verso questo Stato padrone e patrigno.

18 Febbraio 2015 · Simone di Saintjust

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