Richieste di pagamento per parcheggio in Croazia

Avrei bisogno del vostro aiuto o consiglio: la mia storia in merito alle multe ricevute in Croazia, per il mancato pagamento del parcheggio, è alquanto complessa e vi spiego il perche’. Sono originariamente croato, ma possiedo la macchina con targhe italiane come anche la cittadinanza visto che ho lavorato per 20 anni quasi in Italia. Da 5 anni sono in pensione e son rientrato a vivere in Croazia.

Ieri, 16 aprile 2015 ho ricevuto una busta da parte di un azienda straniera recupero crediti (avente sede in Inghilterra) che si chiama EPC (Euro parking collection) contenente 27 multe che nel corso degli anni ho accumulato in Croazia, per essere piu’ precisi, dal 2010 in poi.

Ogni multa e’ del valore di circa 67 euro ( originariamente le multe erano di 75kn ossia 10€ ), e quindi questa agenzia mi sta chiedendo adesso, dicendo di essere autorizzata ed incaricata da parte della azienda croata che gestisce il parcheggio nella citta’ di Spalato, di pagare la somma totale di tutte le multe (1800€ circa).

Naturalmente vorrei evitare di pagare questa somma innanzitutto perche’ sono tanti soldi e poi perche’ non sono d’accordo con questo tipo di richieste da parte di queste agenzie. Perche’ non ho mai ricevuto un avviso diretto da parte del gestore dei parcheggio ma mi ritrovo a dover pagare ogni multa sei volte l’importo iniziale?

Sono anche andato personalmente dal gestore del parcheggio chiedendogli se era possibile pagare direttamente a loro l’importo di tutte le multe ma mi hanno risposto che loro non hanno piu’ a che fare con esse e che hanno dato tutto in mano ad un avvocato del nord Croazia, che si occupa proprio di queste cose.

Sono molto confuso, cosa mi consigliate di fare ? Un ultima info molto importante, possiedo un conto corrente in Italia sul quale ricevo la pensione ! Puo’ succedere che me la pignorino fino a quando non avranno preso l’importo che esigono ?

Non si tratta di multe (sanzioni amministrative) nel qual caso avrebbe pensato l’amministrazione locale croata, secondo proprie procedure, alla riscossione del credito.

La pretesa origina da ticket per parcheggi non pagati ad una società privata croata per il cui recupero il gestore si è affidato ad una agenzia inglese (ma ci ha già provato anche con studi legali italiani).

Una faccenda internazionale sembrerebbe, ma, in effetti siamo di fronte ad un semplice contenzioso di recupero crediti in ambito stragiudiziale.

A quanto pare il gestore dei parcheggi si è stancato di far sostare a scrocco i veicoli immatricolati in Italia o, più verosimilmente, ha ricevuto la visita di qualche azzeccagarbugli internazionale (purtroppo tutto il mondo è paese) che gli ha prospettato l’affare del secolo: gettare le reti a strascico e vedere se qualche pesciolino vi resta impigliato.

La sua situazione è un tantinello diversa da quella dei numerosi lettori italiani che ci hanno segnalato il problema. Essendo ancora italiano, ma residente in Croazia, lei è un po’ più esposto ad una (improbabile) azione giudiziale che dovesse seguire ad un insuccesso di componimento, per così dire, bonario.

Lei, in effetti, non potrebbe invocare innanzi al giudice nazionale investito della questione (a differenza di un cittadino residente in Italia), i tempi brevissimi (8 giorni) di comparizione in un tribunale croato.

Comunque, adesso siamo, ancora, solo in una fase stragiudiziale. Se proprio il pensiero le toglie il sonno, può provare a scrivere a questa fantomatica EPC (Euro Parking Collection) precisando che lei non fa parte della schiera di vacanzieri italiani che si recano in Croazia pensando di poter fare i “furbetti” anche in terra dalmata (gli italiani non me ne vogliano – si tratta solo di un consiglio ad un lettore di origini croate dispensato da una blogger italiana che prova a fare la furbetta).

Aggiungerà che lei è di origine croata, ma ha avuto la sfortuna di possedere una macchina con targhe italiane, così come la cittadinanza italiana, visto che ho lavorato per quasi 20 anni in Italia. E che da 5 anni gode di una [magra] pensione ed è rientrato a vivere nella terra natia.

Proporrà, pertanto, di saldare il debito con i 10 euro iniziali dovuti per ciascuna delle soste a pagamento evase. Anche considerando che non ha mai ricevuto, prima di adesso, alcuna comunicazione da parte della società che gestisce i parcheggi, nel qual caso avrebbe adempiuto immediatamente per evitare quegli interessi così onerosi che si pretendono oggi, dopo anni.

Vedrà che saranno ben felici di accontentarla. E, in ogni caso, la sua volontà di ragionevole componimento del contenzioso, espressa in una missiva inviata con modalità equivalente alla raccomandata AR di Poste Italiane, costituirà una prova documentale che sicuramente le eviterà, in una eventuale fase successiva innanzi al giudice croato, di essere esposto al salasso di interessi moratori decisamente usurari.

18 Aprile 2015 · Ornella De Bellis

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