Sentenza con creditore privato e beni mobili

A causa di una controversia giudiziale mio padre è debitore per euro 72 mila a un’impresa privata: La richiesta del debitore è di pagare entro 3 giorni.

La risposta di mio padre è di dividere il debito in 2 trance una tra un mese e la seconda dopo altri 4 mesi. Se il debitore non dovesse accettare le azioni seguenti quali saranno? Precetto e pignoramento? ho visto nei diversi forum che si può comunque pagare sia al momento del precetto che al momento del pignoramento.

Per avere quella disponibilità mio padre è costretto a vendere dei beni MOBILI (quadri e arredi) e il frutto delle vendite non sarà immediato. Il denaro ricavato per essere protetto da un pignoramento (che comunque è sua intenzione pagare magari con scadenza più lunga di 3 giorni) potrebbe essere versato su un conto intestato alla figlia. credo però che in questo caso si configurerebbe come una donazione di fatto e quindi anche il destinatario del denaro diventa co-obbligato verso il creditore.

Queste sono deduzioni dai vari forum letti. Sto cercando una soluzione perchè comunque la volontà e di pagare magari con tempi più lunghi solo per avere la possibilità di vendere questi beni mobili.

La situazione è un tentino complicata perché ogni atto di alienazione posto in essere da suo padre potrebbe essere interpretato come finalizzato a sottrarre beni all’azione esecutiva del creditore e, pertanto, assoggettabile ad azione revocatoria.

Per fortuna, viene in soccorso la sentenza della Corte di cassazione 16793/15. Come sappiamo, il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con i quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni quando concorrono le seguenti condizioni:

  1. che il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore o, trattandosi di atto anteriore al sorgere del credito, l’atto fosse dolosamente preordinato al fine di pregiudicarne il soddisfacimento;
  2. che, inoltre, trattandosi di atto a titolo oneroso, il terzo fosse consapevole del pregiudizio e, nel caso di atto anteriore al sorgere del credito, fosse partecipe della dolosa preordinazione.

Tuttavia, non è soggetto a revoca l’adempimento di un debito scaduto. Ancorché normativamente prevista soltanto per l’atto di adempimento in sé, l’esenzione dell’azione revocatoria per un debito scaduto va estesa anche all’ipotesi di alienazione di un bene eseguita dal debitore per reperire la provvista necessaria per lo specifico adempimento: naturalmente a condizione che tale alienazione rappresenti il solo mezzo per eseguire l’adempimento del debito scaduto. E’ bene riflettere sul fatto che l’azione revocatoria ordinaria, a differenza di quella fallimentare, non si pone l’obiettivo di tutelare la par condicio creditorum, sicché l’ordinamento non persegue, nel caso di azione revocatoria ordinaria, l’esigenza di accordare la revoca all’eventuale creditore rimasto insoddisfatto in conseguenza dell’adempimento verso il creditore soddisfatto.

Insomma, se il debitore vende un bene di sua proprietà e con il ricavato paga il debito scaduto ad uno dei suoi creditori, un altro creditore insoddisfatto non può chiedere la revoca dell’atto di alienazione.

6 Novembre 2015 · Ludmilla Karadzic

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