Donazioni eredità ed azione di riduzione del legittimario leso

Nel 2007 a seguito di necessità di acquistare casa al Nord convinsi mia madre a regalarmi uno dei suoi tanti appartamenti attraverso una finta compravendita notarile, pari a 48.000 euro (Per poterlo concedere in garanzia alla banca che successivamente mi avrebbe erogato un mutuo fondiario). Mia madre pensò bene di farsi assistere da legali e notai di sua conoscenze e prima di aderire al rogito, in sede notarile e alla presenza dei suoi legali, mi sottoposero "conditio sine qua non" la seguente scrittura privata, che citerò per sommi e salienti punti: Io sottoscritto yyy dichiaro di aver ricevuto da mia madre xxx la somma di euro 150.000 per l'acquisto (tra l'altro) del suddescritto immobile ad uso abitativo.

Prima domanda: a cosa potrebbe servire e che valore legale avrebbe questa scrittura privata nei confronti dell'altro mio fratello (siamo solo 2 figli) anch'egli futuro erede in una eventuale successione mortis causa di nostra madre?

Seconda domanda: questa compravendita si dovrà sommare ad altre eventuali donazioni già ricevute o non ne fà quota? L'originale della scrittura privata fortunatamente è andata bruciata.

Terza domanda: una eventuale fotocopia di questa scrittura privata potrebbe avere valore legale? Attendo un vostro cortese responso.

Evidentemente, sua madre riteneva che il valore commerciale del bene che le stava trasferendo al costo simulato di 48 mila euro fosse, in realtà, pari almeno a 150 mila euro, intendendo, con la scrittura privata, salvaguardare gli interessi dell'altro figlio in una, inevitabile, successione mortis causa.

Più che porsi domande circa la paventata esistenza e il presumibile valore legale di una copia della scrittura privata, la questione vera è per lei, allora, quella di sapere se il coerede sia a conoscenza, o meno, del trasferimento di proprietà: il notaio potrebbe, infatti, essere chiamato a testimoniare nell'azione giudiziale di riduzione promossa da suo fratello per il ripristino della quota di legittima a lui spettante.

In pratica, attesa l'evidente, presumibile, esistenza di una donazione, camuffata da trasferimento di proprietà in suo favore, e in mancanza di disposizioni testamentarie che avrebbero potuto assegnarle la quota di riserva (quella che sua madre avrebbe potuto devolverle senza ledere la quota di legittima a cui ha diritto l'altro coerede) in un eventuale giudizio di riduzione si procede alla riunione tra attivo netto della massa ereditaria e i beni di cui il defunto abbia disposto a titolo di donazione. Allo scopo, si stimano i beni immobili e mobili donati secondo il valore che hanno al momento dell'apertura della successione (per capirci, il valore attuale dell'immobile venduto surrettiziamente nel 2007) e il denaro donato secondo il suo valore nominale. Fatta la riunione, è facile poi calcolare quanto spetta a ciascuno dei figli.

Insomma, tutto dipende da come si è mosso in quest'ultimo decennio il mercato immobiliare dove è ubicato l'appartamento rogitato nel 2007. Paradossalmente, potrebbe essere più vantaggioso per lei un accordo con il coerede che si dichiarasse soddisfatto nel ritenere la donazione consistente in soli 150 mila euro, così come sarebbe emerso dalla scrittura privata sine qua non, che purtroppo è andata distrutta.

24 ottobre 2017 · Simone di Saintjust

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