Sanzione Agenzia delle entrate a marito separato

Sono separata legalmente, ma il mio ex marito è tornato a vivere presso la mia abitazione (di mia proprietà), non potendo pagare un affitto. Ci sono anche 2 figli minori. La domanda è questa: l’Agenzia delle entrate gli ha fatto un accertamento su 730 da lavoro dipendente e ha emesso una sanzione di 1.400 euro per errate detrazioni. Mi chiedo se lui non pagasse o non potesse pagare, rischio il pignoramento dei miei beni mobili presenti nell’abitazione? Lui è nullatenente intestatario solo di un vecchio ciclomotore.

Vorrei sapere a quali problemi posso andare incontro.

La riscossione della sanzione di 1400 euro, se il suo coniuge separato (ex coniuge solo dopo la sentenza di divorzio) non pagherà all’Agenzia delle entrate quanto gli è stato richiesto, sarà successivamente affidata ad Equitalia che notificherà una cartella esattoriale.

Il mancato pagamento della cartella esattoriale comporterà, a sua volta, l’avvio di un’azione esecutiva nei confronti del coniuge separato, che si sostanzia, di solito, nel pignoramento di un decimo della retribuzione netta mensile percepita come lavoratore dipendente o con il fermo amministrativo sui veicoli di proprietà (il ciclomotore) registrati presso il Pubblico Registro Automobilistico, indipendentemente dalla loro vetustà.

Per quanto attiene il pignoramento presso la residenza del debitore, esso è teoricamente possibile dal momento che, per legge, vige la presunzione legale di proprietà: tutti i beni mobili presenti nella casa in cui il debitore risiede, o domicilia, sono ritenuti essere nel possesso del debitore. E, quindi, possono essere pignorati nel rispetto dei limiti imposti dalla legge (alcuni beni sono, comunque, impignorabili).

Va aggiunto, tuttavia, che Equitalia procede al pignoramento presso la residenza del debitore solo se, ragionevolmente, ritiene di potervi rinvenire beni di valore (quadri d’autore, mobili d’antiquariato, argenteria, gioielli, denaro) e non per portar via comuni arredi usati: il tutto si risolverebbe, infatti, in un’azione esecutiva inefficace e non finalizzata al rimborso del credito per cui la concessionaria della riscossione agisce.

Nell’ipotesi in cui lei non abbia (come di solito accade) conservato fatture d’acquisto di mobili ed elettrodomestici, e voglia, comunque, porre rimedio ad una eventualità possibile, anche se remota, è allora necessaria la stipula, con il coniuge separato, di un contratto di comodato da registrare presso l’Agenzia delle entrate, indicandovi i luoghi dell’appartamento ed i beni concessi in uso gratuito al debitore.

Qualora l’Ufficiale giudiziario dovesse procedere su richiesta del creditore al pignoramento dei beni presenti in casa, lei potrà successivamente adire il giudice dell’esecuzione (con il supporto di un avvocato) per liberare i beni pignorati che, con il contratto di comodato, dimostrerà non essere di proprietà del debitore.

11 Marzo 2015 · Tullio Solinas

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