Debito con Santander e Findomestic » Cosa fare dopo la comunicazione di decadenza del beneficio del termine?

Domanda di alessio
11 settembre 2017 at 05:37

Sono un ragazzo di 26 anni attualmente disoccupato e invalido al 75 per cento: vivo solo in una casa in affitto e non ho nessun bene intestato né auto. Insomma sono nullatentente ... se non fosse che l'unica mia fonte di reddito è attualmente la disoccupazione NASPI che oltretutto percepirò per ancora 3 mesi ... poi non so cosa ne sarà di me.

Sono stato licenziato un anno fa per giusta causa in quanto non mi sono più presentato sul luogo di lavoro in seguito a mobbing, ma questo è un altro discorso su cui non vale la pena soffermarsi.

Da Luglio 2016 mi trovo appunto senza lavoro; prima di questo licenziamento avevo un contratto a tempo indeterminato: detto ciò mentre lavoravo ed avevo tutte le garanzie del caso (con il tempo indeterminato) ho richiesto un finanziamento di 6 mila euro a Santander e due finanziamenti rispettivamente da mille euro ciascuno per mobilio a Findomestic. Dopo aver perso il lavoro, avendo in mano una carta revolving che mi permetteva di avere facile liquidità, dato che ne avevo bisogno ho richiesto a Findomesticdue anticipi contanti con carta NOVA per un totale di euro 3400.

E' da marzo 2017 che non pago: il debito residuo con Santander mi pare sia sui 5500 - 12 rate da 118 euro pagate (insomma gli ho pagato fino ad ora solo gli interessi).

Il debito residuo con Findomestic è di 650 euro per quanto riguarda i due finanziamenti. Per quanto riguarda invece il credito concesso dalla carta revolving, è un po più sostanzioso: si tratta di 3300 euro.

Appena ci sono state le avvisaglie di difficoltà nel rimborso delle rate ho provato a richiedere una sospensione del credito per un anno tramite apposita modulistica ad entrambe le società, richiesta da entrambe rifiutate e da lì è iniziato il calvario.

Ad oggi, settembre 2017, la situazione è questa: Findomestic, poche chiamate ad essere onesto però mi hanno appena inviato tramite a/r la decadenza del beneficio del termine, messa in mora e segnalazione a sofferenza in CR banca d'italia solo per i due finanziamenti (quindi intimano il pagamento dei 650 euro) entro 10 giorni.

Per quanto riguarda invece il debito revolving di 3300 euro nessuna raccomandata ma la solita documentazione riepilogativa della carta di credito che però questo mese è onnicomprensiva di tutto ... e infatti mi chiedono 3300 euro mentre prima annotavano solo le somme in ritardo.

Santander mi tempesta di chiamate da operatori UE dell'est però senza minacce o offese gravi ed è per questo che a nessuna delle due ho mandato una diffida. E ad ora da loro ho ricevuto "solo" un preavviso di risoluzione contrattuale DBT con una diffida ad adempiere al pagamento delle rate scoperte (dalle quali mi hanno tolto gli interessi) tramite posta ordinaria.

La mia idea era di tentare con entrambe con un saldo a stralcio ma non capisco quando sia il momento giusto per tentarlo: non mi aspetto molte azioni esecutive da parte loro dato che non ho nulla intestato, zero soldi in banca e nemmeno un lavoro. La mia disoccupazione è di 600 euro e solo più per 3 mesi. Quindi possono fare ben poco.

Oltretutto cosa mi consigliate di fare? Devo rispondere alla raccomandata di Findomestic della dbt dove intimavano il pagamento di 650 euro? Se sì cosa?

Io ho letto un po' di post sul forum ma ogni situazione è un po' a se, e mi scuso in anticipo se ripeto domande già fatte.

Risposta di Carla Benvenuto
11 settembre 2017 at 06:13

La sua situazione è abbastanza comune, ed è quella tipica del debitore inadempiente e nullatenente: oltre all'iscrizione in Centrale Rischi e all'invio di una comunicazione di Decadenza del Beneficio del Termine (DBT), i creditori possono farle veramente ben poco, al momento. Inutile rispondere alle comunicazioni che le vengono notificate, se non ha alcuna possibilità di comporre il contenzioso.

E' vero che lei percepisce un'indennità di disoccupazione, che è pignorabile: ma si tratta di un beneficio di durata limitata: un'azione esecutiva presso terzi (INPS), finalizzata ad ottenere il 20% di quanto le spetta mensilmente, comporterebbe il rischio, per il creditore, di giungere fuori tempo e, in ogni caso, di ottenere importi che non coprirebbero nemmeno i costi sopportati per la procedura di pignoramento.

L'offerta di un accordo transattivo a saldo stralcio viene di solito formulata al debitore in seconda istanza, dalla società di recupero, cioè, che acquista il diritto alla riscossione dal creditore originario. Oppure, è lo stesso debitore a proporre una soluzione di questo tipo (pochi soldi, maledetti e subito) per chiudere l'esposizione debitoria quando sta per perdere la condizione di nullatenenza: ad esempio, prima di ottenere un lavoro non pagato in nero.

Per il momento, non ci sono le condizioni, non essendo ancora stati ceduti i crediti e anche perché, in ogni caso, non ci sembra che lei abbia la disponibilità economica per chiudere con una accordo a saldo stralcio.

In attesa di tempi migliori, non le resta che affrontare, coraggiosamente, gli addetti al recupero crediti: leggendo i contenuti raccolti in questa sezione, potrà certamente individuare gli strumenti che ritiene più adatti per ridurre al minimo, o azzerare, il disagio derivante dal "martellamento" continuo messo in atto da questi signori per soggiogare psicologicamente il debitore.


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