Accordo a saldo e stralcio: quale tecnica adottare?

Premesso che la banca non è certo un ente benefico, qual è secondo voi la migliore possibilità per concludere a saldo e stralcio una sentenza passata in giudicato (circa 70 mila euro più interessi), facendo capire che converrebbe anche a lei? Lavoro in una piccola azienda privata con 30 dipendenti, che risente comunque della crisi e vorrei evitare il pignoramento a vita del già magro stipendio da impiegato.

Non esiste una tecnica universale in questo settore: molto dipende dalla strategia adottata dal creditore rispetto agli NPL (Not Performing Loans ovvero crediti inesigibili o esigibili a lungo termine, come nel caso di pignoramento dello stipendio); dalla situazione reddituale e patrimoniale del debitore; dall’andamento del mercato relativo alla cessione/acquisizione dei crediti; dalla tipologia della eventuale società cessionaria del credito (se essa è strutturata, o meno, per avviare e gestire azioni esecutive giudiziali o si limita solo a contattare il debitore per avviare una trattativa a saldo stralcio).

Insomma, le variabili in gioco sono molte e, dunque, la prima cosa, per partire con il piede giusto è quella di individuare e profilare la controparte.

Nel caso più sfortunato per il debitore, il creditore originario è disposto ad incamerare il solo beneficio fiscale conseguente alla contabilizzazione a perdita del credito vantato, al netto di quanto realizzerà con la vendita pro soluto dello stesso; la società cessionaria, invece, svolge una dettagliata preventiva attività investigativa sul debitore ed acquisisce il credito solo se il debitore possiede un reddito o un patrimonio giudizialmente escutibile.

In questo scenario, qualora il debitore, come nella fattispecie, sia titolare di un reddito da lavoro dipendente, la società cessionaria arriva fino al pignoramento dello stipendio e successivamente cede a sua volta il credito ad una terza società finanziaria che opera nel medio lungo termine, ottenendone così la liquidazione.

Solo per fare un esempio grossolano e tenendo conto della pressoché nulla incidenza degli interessi legali dovuti al creditore, a fronte di un debito di 10 mila euro comprensivo di interessi moratori ed un reddito di 2,5 mila euro/mese del debitore, occorrerebbero circa 20 mesi per ottenere il rimborso dell’intero.

Come è evidente, in un’ottica di massima esemplificazione, abbiamo supposto la rata costante del 20% prelevata dallo stipendio per il pignoramento, senza considerare fattori di rischio quali la sua diminuzione con il passaggio eventuale in quiescenza del lavoratore, nonché la sempre possibile premorienza del debitore con le difficoltà insite nel recupero dagli eredi,

A questo punto, senza addentrarci in problematiche attuariali, si può facilmente individuare la somma che una qualsiasi banca sarebbe disposta ad anticipare in prestito ad un richiedente, in grado di offrire solide garanzie di rimborso, con un piano di rientro a 500 euro al mese per 20 mesi.

E’ questo l’importo base da cui partire per intavolare una trattativa a saldo stralcio con il creditore, diminuendo tale importo in ragione dei rischi appena sopra indicati che, con il perfezionamento dell’accordo, il creditore eviterebbe di assumersi. E anche considerando il risparmio, in spese legali da anticipare, che con l’accordo transattivo il creditore conseguirebbe.

E’ evidente che lo sconto dovrà essere tanto maggiore quanto più lunghi risultano i tempi di rimborso e quindi più alta sarebbe la probabilità di incidenza dei fattori di rischio sopra richiamati.

20 Febbraio 2018 · Ornella De Bellis

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