I creditori possono impugnare la rinuncia all’eredità effettuata dal chiamato debitore anche se al tempo i pagamenti a servizio del debito erano regolari?

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Tre anni fa ho rinunciato all’eredità di mio padre in favore di mio fratello per motivi familiari: in seguito ho avuto difficoltà economiche e non ho potuto più pagare dei debiti alla banca. Non ho a tutt’oggi ricevuto decreto ingiuntivo alcuno, però leggevo che i creditori potrebbero chiedere l’annullamento di tale rinuncia, è corretto?

Preciso che al momento della rinuncia all’eredità non avevo alcun ritardo nei pagamenti delle rate, la morosità è sopraggiunta solo dopo circa 1 anno; inoltre la casa alla quale ho rinunciato (una quota) è stata ereditata da mio fratello, il quale ha fatto un atto di donazione al figlio , ora sposato e in procinto di andare ad abitare in quella casa, che peraltro ha demolito è ricostruito chiedendo un mutuo alla Banca. Non è possibile che possano incorrere in problemi causati dai miei debiti spero.

L’articolo 524 del codice civile prevede che se taluno rinunzia, benché senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

La domanda giudiziale eventualmente esperita dai creditori del rinunciante deve essere trascritta sia nei confronti del rinunciante stesso che di colui al quale l’eredità è stata successivamente devoluta, che deve essere anch’esso citato in giudizio.

Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinuncia.

E’ irrilevante la circostanza che al momento della rinuncia non si registravano ritardi nei pagamenti e che gli inadempimenti siano intervenuti solo un anno dopo.

Comunque, mancano solo due anni alla prescrizione del diritto dei creditori di accettare per suo conto.

23 Maggio 2017 · Chiara Nicolai

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