Richiesta per eventuale pignoramento pensione

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Ho una snc che è in concordato fallimentare in continuità, come lavoro sono in perdita: mia moglie è coinvolta come fideiussore con le banche, essendo ex impiegata Enel aveva un c/c personale con saldo negativo di 9 mila euro. Da novembre quale ex esodata ha percepito la sua prima pensione di circa 2 mila euro al mese.

So per certo che la sua pensione sarà sicuramente attaccata da qualche creditore, credo per un quinto. Ma oltre tale pignoramento cosa altro potrà subìre. Conviene che facciamo la cessione del quinto per prendere dei soldi per pagare debito con lo stato o non ci sarà permesso. E’ vero che possono pignorare anche il quinto dall’inps.

Nello scenario più fosco, in cui tutti (e dico tutti) i creditori garantiti da sua moglie procedessero con decreto ingiuntivo e pignoramento, con richiesta all’INPS di corrispondere direttamente a loro un quinto dalla pensione (pignoramento presso terzi) la sua coniuge si vedrebbe prelevata alla fonte dall’Istituto di previdenza un massimo di 300 euro, non un centesimo in più.

I trecento euro corrispondono al 20% della quota pignorabile di una pensione, ovvero di 1500 euro nel caso specifico (reddito percepito netto diminuito del minimo vitale che si aggira sui 500 euro).

Sua moglie continuerebbe a percepire 1700 euro/mese fino a quando tutti i crediti (e dico tutti) non risultassero rimborsati.

Per i debiti con lo Stato (INPS, Agenzia delle entrate) contratti dalla snc, ne risponde il titolare della ditta e non la consorte. Comunque, anche ammesso che Equitalia riesca a dimostrare (ragioniamo nella pura teoria) che gli importi non versati dal titolare della snc siano stati utilizzati per soddisfare esigenze familiari (e quindi che tali importi possano essere chiesti al coniuge del debitore) bisognerà tener conto per tutti i debiti di natura esattoriale un ulteriore prelievo del 10% della quota pignorabile. In pratica la pensione di sua moglie verrà decurtata di altri 170 euro (per tutti gli avvisi di accertamento fiscali non adempiuti, per tutti i contributi previdenziali non versati, per tutte le cartelle esattoriali non pagate)

Se di qui a cent’anni sua moglie dovesse lasciare questa valle di lacrime l’eventuale debito residuale resterebbe a carico degli eredi (marito compreso) i quali, tuttavia, potrebbero rinunciare all’eredità e quindi risultare esonerati dal rimborso.

Problema: spesso capita che il creditore, pur avendo ottenuto il pignoramento del quinto della pensione decida (e lo può fare) di aggredire il conto corrente del debitore. Se sul conto corrente del debitore confluisce solo il reddito da pensione e non vi sono altri depositi a risparmio, il pignoramento è illegittimo. Ma, per far valere le proprie ragioni è necessario comunque ricorrere al giudice delle esecuzioni con l’assistenza di un avvocato, sobbarcandosi di rilevanti spese legali.

Il consiglio è allora quello di trasferire ogni mese la liquidità, dopo l’accredito dell’INPS, su un conto corrente intestato a terzi (di cui magari sua moglie si riserva la delega a disporre ed operare).

Infine, non è detto che tutti i creditori procedano giudizialmente. Alcuni preferiscono mettere a perdita l’importo non rimborsato (avvalendosì così di benefici fiscali) e vendere poi il credito a società specializzate nel recupero.

Accade così, che dopo qualche anno, è possibile ottenere uno sconto dell’ordine dell’70-80% sul capitale inizialmente dovuto.

Infine, l’accesso al credito: è presumibile che sua moglie risulti già iscritta nelle Centrali Rischi, per cui può solo ottenere una cessione del quinto volontaria (essendo un prestito garantito dall’INPS sarà la stessa INPS a pagare le rate). Ma, non è, in generale, una buona pratica quella di contrarre nuovi debiti per pagare i vecchi.

4 Marzo 2015 · Annapaola Ferri

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