Riaccredito pensione defunto su conto corrente in rosso – Precisazioni

In riferimento a questa discussione, intendo precisare che il conto in rosso era quella di mia madre, deceduta il 2 aprile ultimo scorso.

La circolare a cui mi riferivo è proprio la numero 40 del 2007. L’INPS, in data 16 aprile 2015 ha versato il rateo di pensione di mia madre sul conto corrente a lei intestato. In base alla circolare appena citata, la banca avrebbe dovuto restituire il rateo di pensione, ma ha ritenuto di non procedere motivando il suo comportamento in ragione dello scoperto esistente, e non ripianato dall’erede, di 300 euro.

Io ho presentato domanda all’INPS per ottenere, in qualità di unico erede, il rateo di pensione spettante a mia madre, chiedendone l’accredito su un mio conto corrente. L’INPS, dal canto suo, asserisce di non poter procedere al versamento fino a quando la banca non restituirà l’importo accreditato il 16 aprile sul conto corrente di mia madre.

Assurdo. Come devo fare?

La banca ha diritto ad ottenere dall’erede il saldo dello scoperto di conto corrente contabilmente rilevato, alla data del decesso, sul conto corrente intestato alla defunta. Tuttavia, non può assolutamente condizionare la restituzione del rateo, successivamente versato dall’INPS, all’adempimento dell’erede obbligato.

La banca deve restituire all’INPS, in base a quanto disposto dalla nota numero 40 del 2007, il rateo versato sul conto corrente della defunta prima che le fosse notificato il decesso, altrimenti rischia una denuncia all’Autorità giudiziaria per appropriazione indebita o per tentata estorsione.

Dopo l’avvenuta restituzione, la banca potrà legittimamente pretendere, con le azioni stragiudiziali e giudiziali previste dal codice di procedura civile, di ottenere dall’unico erede il rimborso dei 300 euro (più interessi moratori ed eventuali spese legali).

Tanto premesso, per reagire al comportamento scorretto della banca senza andare incontro ai costi di supporto legale ed alle spese di giustizia necessariamente legati all’avvio di un contenzioso giudiziale, il rimedio opportuno è quello di adire l’Arbitro Bancario Finanziario.

L’erede deve quindi inoltrare alla banca con cui sua madre intratteneva il rapporto di conto corrente, un reclamo con raccomandata AR in cui va ricordato che:

  1. La banca e’ tenuta a restituire l’importo accreditato dall’INPS, nel periodo di tempo intercorrente fra la data di decesso della pensionata e la notifica del decesso stesso, alle sezioni di tesoreria provinciale territorialmente competenti con le modalita’ previste per gli storni, secondo quanto stabilito nell’accordo intervenuto, sulla specifica materia, fra INPS ed ABI.
  2. La pretesa di condizionare la restituzione del rateo versato dall’INPS sul conto corrente della defunta all’avvenuto rimborso dello scoperto, può integrare una grave scorrettezza, oltre a configurare i reati di estorsione e appropriazione indebita.

Decorsi 30 giorni dal ricevimento della raccomandata AR di reclamo indirizzata alla banca, in mancanza di una risposta o a fronte di una ulteriore conferma della pretesa di voler esigere i 300 euro dall’erede prima di procedere alla dovuta restituzione all’INPS del rateo di pensione accreditato sul conto corrente di sua madre, lei potrà procedere a presentare ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario.

La procedura di ricorso all’ABF è molto semplice, il dossier può essere trasmesso per posta e non è necessaria l’assistenza legale. L’unico requisito richiesto per ottenere un giudizio equo è quello di esporre con chiarezza i fatti ed astenersi da considerazioni che non siano di stretta natura giuridica.

Ulteriori info in questo articolo.

22 Settembre 2015 · Ludmilla Karadzic

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