Revoca donazione prima casa

Mio padre, artigiano in crisi, ha diversi debiti: con finanziarie (delle quali una è stata acquisita da Intesa San Paolo), con Inail, INPS, fisco, fornitori, dipendenti e condominio.

Ha diverse proprietà divise con parenti, e mi ha donato la nuda proprietà della sua abitazione poco meno di tre anni fa.

Da diversi mesi non è più in grado di pagare nulla, e dopo tantissime telefonate (tentativo di cambializzazione, richiesta di contentini di poche centinaia di euro, etc.) è arrivata la notifica della messa in mora da parte di Intesa, per un importo di circa 27000 euro. Ha telefonato personalmente all'avvocato del Recupero Crediti il quale si è dimostrato parecchio comprensivo, invitandolo a farsi risentire non appena avesse recuperato i soldi (con una vendita di un immobile di parenti, a titolo di anticipo sull'eredità). La cosa chiaramente non ha niente di ufficiale, di ufficiale c'è soltanto la mora e i 10 giorni di tempo per saldare.

In questo momento, l'unico dei miei problemi è che i creditori possano chiedere una revoca della donazione, anche se mi è stata fatta quando ancora mio padre pagava regolarmente le rate. Le quote se le prendano pure.

Ho sentito centinaia di pareri discordanti, da parte di avvocati, notai, commercialisti, etc.

Alcuni sostengono che la revocatoria ordinaria sia una procedura più semplice anche dell'aggressione delle singole quote, altri che non conviene a nessuno, altri ancora che si può fare solo se si dimostra che la donazione è stata fatta con l'intenzione di alienare dei beni. Stiamo parlando dell'unica abitazione dei miei genitori, perché le altre quote sono di uffici o vecchissime case inabitabili, oltre che dei locali della falegnameria.

Vi domando un pò di chiarezza in proposito, trovare dei bravi professionisti è molto difficile.

Trovare seri professionisti è oggi molto difficile, verissimo. Tuttavia anche i giudici non aiutano, dal momento che su molte questioni, non fanno quasi mai pace col cervello.

Tornando al suo quesito, la realtà è che l'istanza di revoca della donazione è un'opzione nelle mani del creditore, alla quale egli può decidere di ricorrere come ultima spiaggia, dopo aver valutato se sussistano, nel caso specifico, le condizioni ragionevolmente sufficienti a poter dimostrare che l'atto è stato unicamente finalizzato a sottrarre il patrimonio del debitore dalle procedure di riscossione coattiva.

In sostanza, il donatario deve imparare a convivere con questo rischio, se il donante è un debitore in odore di azione esecutiva. Nessun professionista serio potrà dargli certezze.

A chi non piace l'alea delle cose umane non resta che vendere l'immobile ad un terzo che ne faccia abitazione propria o dei propri familiari, al valore di mercato. Poi, "spendere" i soldi al più presto, prima che il creditore pignori il conto corrente del debitore o quelli dei soggetti a cui il debitore potrebbe distribuire il ricavato con donazioni indirette...

29 maggio 2014 · Ludmilla Karadzic

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