Previdenza – Quali sono gli importi minimi della pensione (di vecchiaia) e dell’assegno sociale?

Sono una donna nata nel 1953: percepisco una pensione di reversibilità e sono una lavoratrice dipendente dal febbraio del 2003.

Sono stata ad un patronato quest’estate e secondo il calcolo dovrei andare in pensione il 1 Marzo del 2024.

Questa mattina però andando all’Inps e chiedendo l’estratto previdenziale noto che sotto la tabella del calcolo previdenziale pre e post 2011 una scritta in neretto con scritto: “Settimane di Anzianità contributive per la misura della pensione 648 – Importo pensione 333,7725.

Visto che le mie forze se ne stanno andando per il lavoro che faccio e visto che godo della reversibilità di mio marito volevo sapere se smettessi prima del 2024, (ad esempio a 65 anni di età o a 15 anni di lavoro) avrei titolo di percepire una piccola parte di pensione?

Che cosa si intende nella voce “importo pensione” 333,7725? che se smettessi avrei titolo per percepire questa somma?

In riferimento alla posizione lavorativa qui esposta, possiamo dire che per poter fruire della pensione bisogna aver maturato un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni. La prestazione viene differita rispetto al momento in cui risultano essere stati maturati i requisiti contributivi, ed è per questo motivo che il patronato, disponendo evidentemente di informazioni più dettagliate sulle sua storia lavorativa, fissa al marzo del 2024 (e non nel 2023 dopo vent’anni di contributi versati) la data in cui potrà fruire della pensione.

L’importo pensione di 333 euro è semplicemente una simulazione della pensione a cui lei avrebbe oggi diritto se avesse maturato i venti anni di contributi, effettuata sulla base degli importi già versati e di una stima di quelli ancora da versare.

La pensione spettante non può, comunque, essere inferiore ad un importo minimo, che viene determinato con riferimento al valore dell’assegno sociale (nel 2017 pari a 448 euro). In pratica, ed è questa la buona notizia, se lei avesse, ad oggi, maturato i venti anni di anzianità contributiva e possedesse, ad oggi, anche i requisiti anagrafici (65 anni e sette mesi) percepirebbe una pensione di 448 euro/mese (per tredici mensilità) e non di 333 e rotti euro.

Qualora smettesse di lavorare prima del 2024, avrebbe diritto all’assegno sociale di 448 euro al mese, appena maturati i requisiti anagrafici (65 anni e 7 mesi per il 2017, 66 anni e 7 mesi per il 2018, 67 anni a partire dal primo gennaio 2019).

Tuttavia, bisogna tener conto che per aver diritto all’assegno sociale il beneficiario non deve percepire altri redditi: e lei, invece, gode di una pensione di reversibilità.

Concludendo, ed è questa la cattiva notizia: lei non può, ad esempio, pensare di lasciare il lavoro nel 2020 (quando avrà compiuto i 67 anni utili per poter fruire dell’assegno sociale), qualora la voce importo della pensione risultasse a quella data ancora inferiore (come è probabile) alla misura fissata per l’assegno sociale, sulla base della considerazione che comunque, più di un importo pari all’assegno sociale lei non potrebbe percepire una volta maturati, nel 2024, i requisiti per poter fruire delle pensione. Così agendo le resterebbe, come reddito mensile, la sola pensione di reversibilità.

12 Aprile 2017 · Simone di Saintjust

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