Conseguenze della presunzione legale di proprietà per chi convive con un debitore


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La mia domanda è in relazione alla presunzione di proprietà: il mio compagno a seguito di un’ingiunzione fiscale, deve pagare la cartella esattoriale recapitata oppure rispondere ad atto coattivo dei beni, ovvero al pignoramento dei beni presumibilmente suoi.

Premetto che lui vive nella casa di mia esclusiva proprietà, ove nulla è realmente suo, dimostrato dal fatto che una parte dei beni mobili sono stati pagati esclusivamente attraverso il mio conto corrente personale (nel quale lui non detiene firme) e una parte, invece, derivanti dal divorzio con il mio ex marito.

La mia separazione è avvenuta nel 2003 mentre l’atto di divorzio è stato eseguito nel mese di giugno 2011 mettendo oltretutto agli atti una lista dei beni divisi con l’ex coniuge.
Preciso che al mio compagno, la cartella esattoriale è stata recapitata la prima volta nell’anno 2009. Poi, vinta la prima udienza, la seconda non è andata a buon fine come si sperava e la nuova cartella è giunta a casa pochi giorni fa.

Vorrei gentilmente sapere, dopo aver esaminato la situazione descritta, se l’ufficiale giudiziario ha il diritto di esercitare recupero forzato dei beni, oppure posso oppormi e intimarlo.
Posso sporgere eventualmente denuncia?
Si può inoltre tenere in considerazione il fatto che ci sono 2 minori in casa, figli dell’attuale compagno?
Poi, sono io che devo dimostrare che i beni sono di mia proprietà o sono loro che devono dimostrare che i beni sono del mio compagno?
Ed infine, durante il periodo in cui si dovrà dimostrare l’appartenenza dei beni, gli stessi nel frattempo, vengono comunque confiscati o posti a fermo?

Vorrei poi precisare che tra me e il mio compagno ci sono 14 anni di differenza (io sono più vecchia) e che quando è venuto a convivere nella mia casa lui stava ancora studiando e non aveva alcun reddito, se non l’aiuto al mantenimento agli studi da parte del padre.
Potrebbe essere a mio favore?

Abbiamo un conto corrente in comune aperto dopo diversi mesi di convivenza e che utilizziamo per le spese vive di mangiare e per le utenze, diciamo a titolo di contributo “per l’uso della casa”. Tutto il resto, compreso il mantenimento dei figli, lo pago io con il mio stipendio, addebitato sul mio conto corrente privato e più alto del suo.

Tutto ciò può costituire prova per dimostrare che lui non possiede nulla e che i beni mobili, seppur non specificatamente intestati, sono di mia esclusiva proprietà?

Gentile signora, una recente sentenza di Cassazione ha stabilito che non è possibile pignorare i beni situati presso il domicilio abituale o la residenza del debitore, se questi è ospite.

Ma se il suo convivente possa essere considerato ospite è cosa che non può decidere un ufficiale giudiziario. Il quale può dichiarare infruttuoso il pignoramento solo sulla base di atti certi.

Non valgono testimonianze, che potrebbero essere utili solo in una fase dibattimentale e non possono essere opposte all’ufficiale giudiziario. Ma solo al giudice per le esecuzioni, successivamente al pignoramento.

La presunzione è presunzione, appunto, e l’onere di dimostrare la proprietà dei beni pignorati al debitore presso il suo domicilio o la sua residenza è posto in capo all’effettivo proprietario.

La sentenza di separazione con elenco dei beni a lei assegnati è un documento probante di cui sicuramente l’ufficiale giudiziario dovrà tenere conto.

Per il resto occorrono fatture, con descrizione dettagliata del bene.

11 Agosto 2011 · Simone di Saintjust

Sarebbe opportuno trasformare il conto cointestato in conto suo personale dove il suo compagno può avere diritto di firma e di prelievo, personalmente lo ritengo molto più appetibile di un pignoramento mobiliare.

A tal proposito (conto corrente intestato alla moglie sul quale il marito, sotto attacco di Equitalia, è delegato e ha la firma): questo conto può essere pignorato se il debitore è colui che è delegato, ma il conto non è intestato a lui?
Ho sentito versioni contrastanti.

Direi proprio di no, la mia banca considera la delega cosa interna.

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