Entro quanto tempo si prescrive il diritto a riscuotere i contributi IVS che avrei dovuto versare all’INPS?

Ho ricevuto una richiesta da parte dell’INPS per il pagamento di somme dovute per gli anni dal 2010 al 2012 per IVS quale rappresentante legale di una società rimasta inattiva.

La richiesta l’ho ricevuta a dicembre 2016: non mi sono mai iscritta all’INPS, tuttavia, ritenevo che, almeno per l’anno 2010, i contributi si fossero prescritti.

Mi sono recata all’INPS e mi hanno risposto che, dato che non mi ero iscritta, la prescrizione decorreva dall’accertamento e, quindi, dal 2015.

Risponde al vero?

Il contributo IVS (per la pensione di Invalidità, di Vecchiaia, o destinata ai Superstiti, in caso di premorienza dell’avente diritto alla prestazione) è una forma di contribuzione previdenziale obbligatoria. Per i lavoratori dipendenti viene trattenuta direttamente in busta paga dal datore di lavoro e poi versata all’INPS; dagli artigiani, dai commercianti, dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti iscritti alla gestione separata viene direttamente versata all’istituto nazionale di previdenza sociale.

Come noto, l’articolo 2934 del codice civile prevede che ogni diritto si estingue per prescrizione quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge ed il successivo articolo 2935, sempre del codice civile, stabilisce che la prescrizione comincia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere.

L’articolo 3, comma 9, della legge 335/1995 dispone che la prescrizione per le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria, dovute a partire dal primo gennaio 1996, è quinquennale.

Pertanto, quando non vi sia stata alcuna causa di natura giuridica che possa aver impedito all’INPS di ottenere i dati necessari per effettuare i necessari accertamenti (avendo potuto l’Istituto riscontrare d’ufficio, mediante consultazione diretta degli archivi dell’Amministrazione finanziaria dello Stato, i dati contenuti nella dichiarazione dei redditi o chiedere direttamente al contribuente tali dati per operare i necessari controlli) e limitatamente all’omesso o insufficiente versamento dei contributi dovuti dagli artigiani, dai commercianti, dai lavoratori autonomi e da tutti i liberi professionisti iscritti alla gestione separata, il termine prescrizionale quinquennale decorre dal giorno in cui i contributi in argomento dovevano essere corrisposti secondo la normativa vigente e, quindi, dal giorno in cui doveva (o meglio, dall’ultimo giorno in cui poteva) essere versato il saldo risultante dalla dichiarazione dei redditi dell’anno di riferimento.

Ora, è indubbio che il saldo del versamento dei contributi IVS dovuti alla gestione separata dell’INPS, così come risultante della dichiarazione dei redditi percepiti nel corso del 2010, avrebbe dovuto essere versato entro il 30 novembre 2011.

Ne consegue che la pretesa dell’INPS di riscuotere coattivamente il mancato versamento dei contributi IVS dovuti alla gestione separata per l’anno di imposta 2010, è pienamente legittima se consegnata alle poste, per la notifica al debitore, entro il 30 novembre 2016.

Non è rilevante per la decorrenza dei termini di prescrizione (rectius, dei termini di decadenza) il presunto accertamento datato 2015 e non notificato al debitore: se fosse legittimo procedere in tal modo, i rapporti giuridici fra l’amministrazione finanziaria ed i contribuenti rimarrebbero sospesi in eterno (all’insaputa del debitore) mentre gli istituti della decadenza e della prescrizione servono proprio a regolare tali rapporti in tempi certi e definiti.

11 Gennaio 2017 · Carla Benvenuto

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