Postini che hanno fretta e firmano le ricevute A/R al posto del destinatario – la querela di falso

Una multa per essere entrato con l’auto in centro senza permesso. Una firma falsificata. Una cartella esattoriale piombata all’improvviso. Dieci anni di battaglie legali. Sono gli ingredienti della curiosa vicenda in cui è rimasto coinvolto un artigiano riminese di mezza età, che ha avuto la meglio sul Comune: quella contravvenzione non solo non la dovrà pagare ma sarà anche rimborsato delle spese legali.

Tutto parte il 14 marzo del 2002, quando il postino porta la cartolina di avviso consegna a casa dell’uomo, multato pochi giorni prima dalla polizia municipale per avere passato in auto un varco del centro senza avere alcun permesso. E’ quella mattina che succede il fatto a dir poco insolito. Non trovando nessuno, il portalettere decide di apporre una firma a nome del ricevente. Una scelta infelice per evitare la fatica di tornare e che fa scattare un effetto domino destinato a trascinarsi per il successivo decennio. Il risultato è infatti deflagrante: l’artigiano resta all’oscuro di quella contravvenzione da 80 euro e la notifica giace per due anni alle poste. Fino a quando nel 2004 arriva una cartella esattoriale: la cifra è lievitata del 150 per cento, salita a più di 200 euro.

Non una somma per cui chiedere prestiti in banca, ma la sanzione fa andare su tutte le furie l’artigiano, che decide di impugnare le armi e di dare battaglia. Difeso dall’avvocato Stefano Amati, parte una causa contro il Comune per querela di falso, in cui intervengono anche periti specializzati per stabilire l’autenticità della firma. Lo scontro in tribunale si trascina a lungo e il Comune, messo alle strette, indica il postino come responsabile di quanto avvenuto. Niente da fare. Il giudice decide di tenere fuori le Poste e dopo un percorso di udienze e rinvii, è arrivata nei giorni scorsi la sentenza: quella notifica non è mai stata fatta, la firma è stata falsificata e la multa è stata annullata. Un colpo da ko in cui il Comune è stato condannato anche al pagamento delle spese legali pari a 2mila e 348 euro. «Non certo una somma esorbitante», chiarisce il legale Amati, «ma posso assicurare che per il mio assistito è stata una grossa soddisfazione: dopo 10 anni si trattava più che altro di una questione di principio».

di Simone Mascia dal Corriere di Romagna.it

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