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Pignoramento in busta paga ma mi sembra di aver pagato troppo » Come controllare i conteggi?

Avevo un pignoramento su busta paga: credo di aver pagato circa una decina di rate da 117 euro mensili, fin quando non sono stato esodato con incentivo dal mio datore di lavoro. Vi informo che prima di andare in pensione passeranno circa 3 anni.

Ricevo così dopo circa un mese comunicazione dal mio ex datore che lo stesso ha provveduto a trattenere dal mio tfr, un ottavo pari a circa 4300 euro, dei 12100 che ancora devo a quel simpaticone del mio creditore.

A chi devo rivolgermi per avere un rendiconto preciso delle rate da me pagate e delle varie competenze del creditore e del suo avvocato di fiducia, dato che la somma residua mi sembra un po’ ‘gonfia?

Potrei chiedere tramite il loro avvocato, con cui in passato ebbi vari tentativi di conciliazione non andati a buon fine, di pagare il residuo con un saldo e stralcio che mi convenga?

Pensate che mi convenga eliminare il debito residuo e risparmiare se possibile qualcosa, o riprendere il pagamento del pignoramento su pensione fra 3 anni sperando che negli anni a venire i miei creditori e affini vengano colpiti dal Coronavirus? Nel caso, avrò degli ulteriori costi da parte di questi benefattori dell’umanità e del loro avvocato di fiducia?

Vi ringrazio dell’attenzione e colgo l’occasione per salutarvi e per dirvi che in una società dove si permette a delle sanguisughe di colpire senza pietà persone in stato di bisogno e che non intendono non pagare ma pagare in modo da poter continuare a vivere, voi siete davvero un aiuto dal cielo.

Anche noi abbiamo avuto, in passato, problemi (minacce di denuncia per diffamazione) con società di recupero crediti, finanziarie e agenzie di debito (quelle che millantano di riuscire a ridurre la posizione debitoria dei propri clienti attraverso accordi stragiudiziali): comprenderà, allora, perché cerchiamo di evitare riferimenti reali ed abbiamo cancellato la denominazione sociale del creditore che lei ha riportato nel quesito.

Nel precetto che le sarà stato sicuramente notificato ai tempi, può individuare la somma (comprensiva di capitale originario a debito, interessi moratori e spese di giudizio) che deve essere rimborsata al creditore procedente in un’unica soluzione. In pratica la somma che il creditore procedente è riuscito a spuntare per decreto ingiuntivo in assenza di opposizione del debitore. Con il decreto di assegnazione in seguito al pignoramento dello stipendio (per inadempimento del debitore al precetto), il giudice fissa l’importo della rata mensile e quantifica le ulteriori spese legali da riconoscere al creditore per l’avvio dell’azione di riscossione coattiva tramite pignoramento della busta paga. Trattandosi di rimborso rateale vanno computati anche gli interessi legali da rifondere al creditore per i tempi di rimborso che possono risultare anche abbastanza lunghi. Si tratta allora di tirar fuori un piano di ammortamento a rata costante e ad interessi variabili (anche se, in realtà, questi variano in modo marginale di anno in anno – si tratta di tassi fissati dal MEF) a fronte del capitale precettato e gravato dalle ulteriori spese sostenute dal creditore in fase di pignoramento stipendiale.

La documentazione di cui lei ha bisogno, dunque, può essere ricavata dal precetto, dall’atto di notifica del pignoramento, nonché dai cedolini retributivi che mensilmente le deve aver consegnato il datore di lavoro (nonché dalle tabelle storiche degli interessi legali che trova in rete).

In alternativa, se è rimasto in buoni rapporti con il datore di lavoro, a quest’ultimo potrà richiedere un estratto conto cronologico dei prelievi effettuati in busta paga, degli interessi legali corrisposti, con il saldo di quanto globalmente rigirato al creditore pignorante nel corso del tempo, fino all’esodo, comprensivo anche della tranche di TFR trattenuta. Si tratta di informazioni che il datore di lavoro ha sicuramente registrato nel proprio applicativo di elaborazione paghe e stipendi e che possono essere agevolmente rendicontate, volendo.

Per quanto riguarda i consigli richiesti in merito alle decisioni più convenienti da adottare al momento (rimborso del residuo a saldo stralcio o attraverso il prossimo pignoramento della pensione) l’unica cosa che ci sentiamo di riferire è che sicuramente il pignoramento della pensione presso l’INPS comporterà ulteriori aggravi di spesa.

D’altra parte, tuttavia, la pensione può essere pignorata solo per la parte eccedente il minimo vitale, sicché il debitore potrebbe preferire di pagare qualcosina in più a babbo morto, invece di rimborsare il debito residuo in un’unica soluzione. Tutto dipende, insomma, dalla situazione economica, patrimoniale e reddituale del debitore, che non non possiamo conoscere e della riduzione a saldo stralcio che il creditore riterrà (se lo riterrà) di offrire.

15 febbraio 2020 · Annapaola Ferri

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