Pignoramento di stipendi, pensioni e conti correnti - Il decreto legge 83/2015

Con l'entrata in vigore del decreto legge 83/2015 che detta nuove regole sulla pignorabilità di pensioni e stipendi, chiedo se sia cambiato qualcosa per quanto riguarda pignoramenti concorrenti sullo stesso stipendio o pensione riconducibili a crediti di natura diversa (ordinaria, esattoriale, alimentare).

Numerose le modifiche apportate dalla legge 83/15 in materia di pignoramento di stipendi, pensioni e conti correnti. Ma significative novità si registrano anche, con la sua entrata in vigore, per quel che riguarda il pignoramento a seguito di donazioni e costituzione di fondo patrimoniale, precetto, interpello, mediazione tributaria obbligatoria, riforma del sistema sanzionatorio penale ed amministrativo, nonché rateazione dei debiti verso l'Agenzia delle Entrate e riduzione dell'aggio dovuto ad Equitalia.

Per quanto attiene, in particolare, il pignoramento ordinario (per crediti con privati, banche e finanziarie) del conto corrente su cui viene accreditato lo stipendio o la pensione, sono state introdotte regole di salvaguardia che, in qualche modo, tutelano l'ultima retribuzione mensile del debitore.

In buona sostanza, se il pignoramento del conto corrente interviene successivamente all'accredito dello stipendio o della pensione, dovrà essere sempre lasciata disponibile al debitore una somma pari a 1.548 euro circa (equivalente a tre volte l'assegno sociale pari a 516 euro circa). Se, invece, il pignoramento del conto corrente interviene prima dell'accredito (fra la data di notifica del provvedimento alla banca e il blocco del conto corrente da questa operato) le somme che eventualmente affluiscono sul conto corrente a titolo di stipendio o pensione possono essere decurtate solo nella misura prevista dalle norme che regolano il pignoramento di stipendi e pensioni.

Un pò sulla falsariga di quello che avviene per il pignoramento esattoriale del conto corrente: l'ultimo stipendio (o pensione) deve essere lasciato nella disponibilità del debitore.

Da segnalare anche la quantificazione del minimo vitale impignorabile della pensione, finora lasciata alla giurisprudenza di merito e di legittimità: il decreto legge 83/15, in vigore dal 27 giugno 2015, ha apportato modifiche all'articolo 545 del codice di procedura civile con l'introduzione del seguente comma: Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell'assegno sociale, aumentato della metà . La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge.

Passando al pratico, e fissando, per comodità di calcolo, in 500 euro mensili il trattamento minimo di pensione indicato dall'INPS, la quota impignorabile di una pensione di 2.000 euro sale a 750 euro.

29 settembre 2015 · Ludmilla Karadzic

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