Pignoramento presso terzi su conto corrente postale con saldo di pochi centesimi

Una società ha notificato un atto di pignoramento al terzo Poste Italiane, per il recupero di circa di circa 4 mila euro derivante da una sentenza. Sul conto corrente ci sono pochi centesimi in totale, sicché come per legge, il terzo comunicherà al pignorante tale situazione.

Il buon senso imporrebbe di non proseguire ulteriormente, ma mi chiedo se la predetta società possa comunque iscrivere a ruolo la causa per farsi assegnare tali risibili somme e poi ricominciare daccapo con un nuovo atto di precetto maggiorato delle spese della procedura esecutiva incapiente e così all'infinito, al solo scopo di arrecare fastidio al debitore? Ci sono tutele per quest'ultimo, onde evitare che un debito aumenti indiscriminatamente a causa della pervicacia del creditore?

Infine, ho letto altrove che le società, diversamente dai privati, hanno la facoltà di portarsi in perdita i crediti non riscuotibili, ma devono dimostrare di aver fatto di tutto per recuperare il proprio credito. E' possibile che detta società stia attuando tale strategia?

Il debitore ha il diritto di non pagare: il creditore quello di tentare l'escussione coattiva del debitore inadempiente e mettere in conto a quest'ultimo le spese legali sostenute nel tentativo di tutelare il proprio credito.

Si tratta di un semplice bilanciamento di interessi: per quanto attiene il buon senso, rigirando la frittata, il creditore potrebbe chiedersi, dal suo punto di vista, se il debitore possa rimandare all'infinito l'adempimento del proprio obbligo, preferendo accollarsi le spese delle procedure esecutive al solo scopo di arrecare fastidio al creditore che quelle spese è costretto ad anticipare (senza nemmeno sapere se riuscirà un giorno a recuperarle); spese, comunque, che non avrebbero avuto ragione d'essere se il debitore avesse adempiuto al proprio obbligo.

8 dicembre 2018 · Ornella De Bellis

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