Penale non versata per assegno non pagato in prima presentazione ed iscrizione nella Centrale d’Allarme Interbancaria (CAI) – Come posso porre rimedio alla situazione venutasi a creare?

Ho appena scoperto di essere in segnalazione CAI: perché l’assegno era stato pagato in seconda presentazione, non sapendo che dovevo la penale e non essendo arrivata alcuna comunicazione scritta ho telefonata della banca.

Adesso i 60 giorni sono scaduti il 30 settembre. Cosa posso fare? Il 10% adesso a chi lo devo dare?

Presumibilmente, l’assegno è stato pagato in seconda presentazione per evitarle il protesto: il che avrebbe significato per lei un ulteriore problema, dal momento che nel RIP (registro Informatico dei Protesti) ci si resta per ben 5 anni, quando il protesto è levato per l’emissione di assegni privi di sufficiente liquidità in conto corrente per la loro copertura.

La penale del 10% avrebbe dovuto essere pagata al beneficiario, ma prima del decorso dei 60 giorni dalla scadenza dei termini di presentazione dell’assegno, allo scopo di evitare la segnalazione in CAI (e quella al Prefetto). Inutile chiudere la stalla se i buoi sono scappati.

Adesso dovrà rispettare i sei mesi di revoca di sistema, cioè dovrà stare attenta a non emettere altri assegni in tale periodo, per evitare ulteriori guai di recidiva.

Entro cinque anni le arriverà anche una sanzione amministrativa, comminata dal Prefetto, per l’emissione di assegni a vuoto.

La banca avrebbe dovuto notificarle un preavviso di revoca di sistema, istruendola sulla procedura da seguire per evitare la segnalazione in CAI.

Se proprio vuole togliersi lo sfizio di contestare alla banca il comportamento scorretto che le ha procurato i problemi di cui si discute, deve inviare alla banca una raccomandata AR in cui reclama il difetto di informazione.

Scaduti i 30 giorni, a fronte del silenzio dell’istituto di credito o di una risposta non soddisfacente, potrà rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) per chiedere la condanna della banca ad un risarcimento equo per i danni patiti.

La procedura di contestazione presso l’ABF non richiede l’assistenza di un legale nè la presenza fisica del ricorrente; può essere avviata con l’inoltro, via posta, di un dossier dettagliato dei soli fatti (nessuna citazione leguleia è richiesta) e costa solo 20 euro per i diritti di segreteria che, in caso di accoglimento del ricorso, le dovranno essere rimborsati dalla controparte.

Si tratta, più che altro, di un’azione simbolica per affermare i propri diritti, dal momento che il ricorso non potrà comportare la cancellazione dalla CAI prima dei sei mesi (non si può negare che l’assegno fosse effettivamente senza copertura); ma potrebbe servirle anche per recuperare qualcosina per il pagamento della multa che le sarà comminata dal Prefetto.

Qui le istruzioni nel caso volesse avvalersi di questa possibilità.

28 Ottobre 2017 · Simonetta Folliero

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