Pagamento con Pos negato dall’esercente? – Ecco cosa fare per far rispettare l’obbligo

Ieri mi sono recato in un negozio di telefonia per acquistare una cover e altre cianfrusaglie per il mio smartphone: al momento del pagamento, però, l’esercente mi ha negato l’utilizzo del pos, a suo dire a causa del terminale malfunzionante.

In realtà so che anche ad altri colleghi in quel negozio è stato negato di pagare con bancomat.

In questi casi cosa bisogna fare?

Capita spesso che, volendo pagare tramite Pos in un negozio, sia stata negata questa possibilità per svariati motivi: somma troppo piccola, terminale spento o non funzionante: ma come ci si deve comportare quando ci si trova in una situazione del genere?

La cosiddetta “moneta elettronica”, trasmessa tramite carte di credito, di debito, prepagate, è quella che identifichiamo come denaro tracciabile, usata non soltanto per grandi cifre, ma anche per pagare il conto del ristorante o la spesa al supermercato con la comodità di non portare tanti soldi in contanti nel portafoglio.

In questo modo anche per i commercianti si riduce il rischio di errori dovuti alla gestione di contanti.

Il pagamento tracciabile è quello di cui è possibile ricostruire la transazione, affinché ci sia maggiore controllo nei confronti di eventuali attività criminali, contro operazioni di riciclaggio, nonché in funzione della lotta all’evasione fiscale.

Attualmente in Italia esiste una legge che regolamenta l’utilizzo del Pos, ma non esiste una sanzione per i commercianti che non lo posseggono o che si rifiutino di farci pagare in questo modo.

L’obbligo del Pos è stato introdotto in Italia nel 2012 dal Governo Monti; il Governo Gentiloni, nel 2018, aveva provato a determinare una multa di 30 euro per ogni transazione “respinta”.

Tuttavia, il decreto non ha superato i dubbi di costituzionalità sollevati dal Consiglio di Stato.

Quello che è chiaramente regolamentato è la limitazione all’uso dei contanti: la soglia massima che si può trasferire da un soggetto ad un altro è 2.999,00 euro; da 3.000 euro in su è necessario l’utilizzo di bonifico bancario, carta di credito, o altro metodo di pagamento tracciabile.

Come comportarsi, dunque, se viene rifiutato il pagamento elettronico?

Quando vi troverete impossibilitati a pagare in contanti e il commerciante vi rifiuti il pagamento tramite Pos, sarete spesso costretti a cercare una agenzia aperta o un ATM per prelevare.

Quando questo non fosse proprio possibile, potreste chiedere di saldare il debito in un secondo momento.

Volendo attenersi strettamente a quanto dice la legge, infatti, l’esercente sprovvisto di POS o che comunque non sia in grado di accettare un pagamento con moneta elettronica, non può reclamare la somma dovuta dal cliente.

Nella realtà, difficilmente il cliente abbandonerà l’esercizio commerciale senza saldare il debito.

In linea con le finalità della legge che ha stabilito l’obbligo del POS, dirette proprio alla lotta all’evasione fiscale, si può segnalare la vicenda all’Agenzia delle Entrate o alla Guardia di Finanza che faranno partire gli opportuni controlli per capire se dietro al rifiuto c’è una volontà dell’esercente di violare la legge o non rendere tracciabili ai fini fiscali i propri guadagni.

3 Ottobre 2019 · Giovanni Napoletano

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