Nucleo famigliare ed Isee – Apparenti distorsioni di sistema

Mi è stata negata la possibilità di partecipare ad una chiamata di lavoro attraverso il Centro per l’Impiego della mia città, in quanto la mia dichiarazione ISEE era molto alta, il tutto dovuto al fatto che essendo convivente con mio figlio (proprietario di 3 unità immobiliari), mi venivano calcolati come redditi anche le sue proprietà.

Ma le abitazioni sono di mio figlio, cosi come il suo stipendio. Io ho terminato la disoccupazione e data l’età difficilmente potro’ rientrare nel mondo del lavoro (age 48).

Ma non esiste una normativa che dia la possibilità ai famigliari conviventi di separare i redditi, in modo particolare quelli determinati dagli immobili, visto che i redditi monetari restano comunque esigui?

Le prestazioni sociali (includendovi anche una eventuale priorità per le chiamate di lavoro effettuate attraverso i CPI) vengono erogate in base al reddito del nucleo familiare. In pratica, si suppone che Caio, soggetto disoccupato che aspira ad un impiego e il cui reddito del nucleo familiare di appartenenza sia pari ad X, abbia maggiori esigenze di ottenerlo rispetto ad un altro, Tizio, che disponga di un reddito del nucleo familiare pari ad Y, se X è minore di Y.

Questo, indipendentemente dal fatto che il reddito individuale IRPEF percepito da Tizio sia nullo e quello dichiarato da Caio sia di 10 mila euro, ad esempio. La ratio della norma si basa sulla presunzione che il sostegno potenzialmente offerto dagli appartenenti al nucleo familiare del soggetto che ambisce a fruire delle prestazioni sociali abbia una valenza determinante per l’accesso a tali servizi.

Si può essere non d’accordo con le scelte di sistema, ma la legge è questa. Lei può fare in modo di eliminare quella che reputa una “distorsione”, adeguandosi ai criteri vigenti; ad esempio risolvendo la convivenza anagrafica in atto fra lei e suo figlio.

3 Giugno 2015 · Piero Ciottoli

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