Multe autovelox: evitarle grazie a Google Maps è legale? - Ecco come fare

Ho sentito che grazie a Google Maps ora è possibile evitare le multe per eccesso di velocità sulle autostrade poiché è prevista la segnalazione dei dispositivi autovelox?

Ma come si fa per attivarla?

Funziona davvero?

E soprattutto è legale?

Dopo alcuni mesi dall'annuncio, su Google Maps è apparsa un'icona di una telecamera su sfondo arancione: anche in Italia, infatti, l'azienda di Mountain View ha introdotto la segnalazione degli autovelox su strade e autostrade.

Ma sarà davvero possibile evitare le multe per eccesso di velocità?

È la domanda che in tanti si pongono, anche perché rimane da chiarire se il nuovo servizio offerto da Google sia pienamente legale o meno.

L'aggiornamento è ancora in corso quindi è possibile che il nuovo in servizio, in Italia, possa essere attivo inizialmente solo per un numero limitato di utenti.

Per usufruire della nuova funzionalità non serve attivare nulla: le segnalazioni appaiono automaticamente quando si è in modalità navigazione (cioè dopo aver inserito punto di partenza e destinazione del nostro itinerario).

Da una prima analisi sembrerebbero essere segnalate solamente le postazioni fisse di controllo della velocità, tra l'altro non tutte.

Le indiscrezioni dei mesi scorsi parlavano anche dell'introduzione su Google Maps della possibilità data agli utenti di segnalare tutti gli autovelox, anche quelli temporanei, presenti sulle strade italiane.

Tutto ciò è possibile grazie all'implementazione di alcune funzioni di Waze, l'applicazione gratuita di navigazione nata come principale competitor di Google Maps e basata sulle segnalazioni degli utenti.

Una concorrenza terminata però nel 2013 quando la stessa Google ha acquistato l'app israeliana al costo di quasi un miliardo di dollari. Ma queste funzionalità sono davvero legali?

Il Codice della strada pare essere chiaro: «È vietata la produzione, la commercializzazione e l'uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni». Ma negli ultimi anni le sentenze di Tribunali e Cassazione, oltre alle novità normative, hanno modificato l'interpretazione di quest'articolo.

Un decreto legge nel 2007 ha infatti modificato il Codice della strada introducendo l'obbligo di segnalazione, con cartelli o dispositivi luminosi, delle postazioni di controllo per il rilevamento della velocità.

Alla luce di questo è stata la stessa Polizia stradale, in una nota di chiarimento nel 2010, a far presente che vanno considerati vietati i dispositivi che segnalano gli autovelox realmente in funzione (intercettando eventuali onde e raggi emessi dai velocimetri) e non i semplici navigatori che presentano nella mappa le postazioni fisse degli autovelox.

È la segnalazione in tempo reale da parte della community anche delle postazioni di controllo temporanee o dei posti di blocco delle forze dell'ordine a entrare in un terreno molto più complesso.

Nei primi giorni del 2019, ad esempio, la Polizia di Canicattì (in provincia di Agrigento) ha denunciato 62 persone. A loro è stato contestato il reato di interruzione di pubblico servizio: avevano creato un gruppo su WhatsApp per segnalare agli automobilisti, attraverso una serie di messaggi di testo e vocali, la presenza di posti di blocco e di autovelox posizionati dalle forze dell'ordine.

Per gli agenti era stato creato «un sistema efficace che finiva per vanificare il buon esito del controllo del territorio intrapreso», rendendo in parte vane le attività di prevenzione e repressione dei reati. Il quadro normativo e giuridico, pertanto, è tutt'altro che chiaro.

Per quanto riguarda Google Maps, al momento, non sembrerebbero esserci però problemi essendo segnalate solamente le postazioni di controllo fisse. Avvertire dell'esistenza di un posto di controllo temporaneo con presenza di autovelox potrebbe essere considerato molto differente.

Nei primi giorni del 2019, ad esempio, la Polizia di Canicattì (in provincia di Agrigento) ha denunciato 62 persone. A loro è stato contestato il reato di interruzione di pubblico servizio: avevano creato un gruppo su WhatsApp per segnalare agli automobilisti, attraverso una serie di messaggi di testo e vocali, la presenza di posti di blocco e di autovelox posizionati dalle forze dell'ordine.

Per gli agenti era stato creato «un sistema efficace che finiva per vanificare il buon esito del controllo del territorio intrapreso», rendendo in parte vane le attività di prevenzione e repressione dei reati. Il quadro normativo e giuridico, pertanto, è tutt'altro che chiaro.

Per quanto riguarda Google Maps, al momento, non sembrerebbero esserci però problemi essendo segnalate solamente le postazioni di controllo fisse. Avvertire dell'esistenza di un posto di controllo temporaneo con presenza di autovelox potrebbe essere considerato molto differente.

9 luglio 2019 · Andrea Ricciardi

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