Finanziaria e prestito saldato a metà

Sono disoccupato e purtroppo ho contratto con una finanziaria circa 4000 euro di prestito, di cui la metà già saldato. Da qualche mese ho perso il lavoro e dalla seconda rata insoluta l'istituto di recupero crediti mi sta assillando con telefonate a tutte le ore. Ho più volte esternato la mia buona volontà nel voler adempiere ai miei obblighi ma sono stato sempre minacciato dall'operatore con frasi tipo "aspettati un papiro giudiziario nella cassetta delle lettere", "sei un fallito", "morto di fame", "chiedi un prestito ad un amico" ecc.... a mio modesto modo di vedere le cose, mi pare proprio una mancanza di educazione in primis e poi una palese violazione dei diritti alla persona. Questo o questi operatori, trovando vane le telefonate al mio cellulare, hanno deciso di chiamare i miei genitori (all'epoca del contratto vivevo sotto il tetto dei miei e così fornii il numero di casa)...ebbene, sempre la stessa persona si prende la licenza di dire a mia madre che io sono un fallito, che lei farebbe meglio a pagare di suo pugno i miei debiti e che se così non fosse, mi aspetterebbero gli ufficiali giudiziari sotto casa. Ora, io sono un tipo motlo calmo e ho sempre provveduto a pagare tutto....però ora mi sembra che il tutto stia prendendo una piega tutt'altro che civile. C'è qualcosa che posso fare per perseguitare legalmente questi personaggi da due soldi che minacciano gratuitamente e parlano dei miei fatti con il primo familiare che risponde al telefono? Loro, come si permettono di fare pressione psicologica e minacciare con frasi chiaramente intimidatorie? C'è qualcuno che può consigliarmi cosa fare? Grazie

A mio parere ha già aspettato troppo tempo. Deve presentare un esposto denuncia al più vicino commissariato di polizia.

Il soggetto che si rende reo di atti di stalking e molestie, nei suoi confronti e nei confronti dei suoi familiari, è identificabile facilmente come operatore incaricato di gestire la sua pratica nell'ambito della società di recupero cessionaria del credito.

10 marzo 2012 · Stefano Iambrenghi

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