Microcredito e fondo rotativo: attività sospesa dai dpcm – Limiti di pignoramento della pensione del garante

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Nel settembre 2019 ho avviato un’attività di centro benessere (codice ATECO 96 dot 04 dot 10 – servizi di centri per il benessere fisico – esclusi gli stabilimenti termali): contestualmente ho ottenuto per questa attività un finanziamento di 25.000 euro tramite il fondo di garanzia per il microcredito. La banca che ha erogato il finanziamento, nonostante il fondo di garanzia, ha comunque voluto la firma di un garante e l’unico che poteva fare da garante era mio padre (che ha una pensione netta di poco sotto le 1.000 euro). Tutto è andato bene fino a febbraio 2020. Poi sono iniziati i dpcm e ho dovuto sospendere l’attività da marzo fino a fine maggio 2020. Ho ripreso da giugno a ottobre 2020, ma dal dpcm del 3 novembre 2020 fino ad oggi (marzo 2021) ho dovuto sospendere di nuovo. Durante tutto questo periodo, a parte le 600 euro erogate dall’inps una tantum e alcuni crediti d’imposta per alcuni mesi d’affitto, non ho potuto ottenere altri aiuti. Avrei già chiuso l’attività se a fine ottobre 2020 non fossi riuscito a ottenere un finanziamento di 10.000 euro a tasso zero tramite il fondo rotativo per il piccolo credito – rotcovid – della regione Lazio che mi ha permesso di continuare a mantenere attiva la partita iva, nella speranza di riuscire a superare questo difficile periodo. Nel frattempo sono riuscito a trovare vari lavori come dipendente a tempo determinato, passando spesso e con discontinuità da un lavoro all’altro. Ma il protrarsi di questa situazione, continuando a pagare tutte le spese (affitto, commercialista, inps..) anche per i periodi di sospensione dell’attività, sta diventando insostenibile. Se la situazione non cambia in fretta (cosa che ormai ritengo improbabile) a breve sarò comunque costretto a chiudere. In questo caso (secondo i contratti dei due finanziamenti) potrebbero anche richiedermi la risoluzione del contratto e la restituzione immediata della quota capitale residua. Specifico che non ho beni intestati (a parte una macchina del 2005 di poco valore) o soldi da parte. Se decidessi di chiudere l’attività e/o non riuscissi più a pagare i finanziamenti, quali sono gli scenari possibili? La banca che ha erogato il microcredito può attaccare la pensione di mio padre? Se sì, in che misura (un quinto, un decimo)? Mi conviene cercare una trattativa per uno stralcio? Come devo muovermi.. cosa mi consigliate di fare?
Vi ringrazio in anticipo per il vostro aiuto.
P.S. dimenticavo: anche mio padre ha un finanziamento che terminerà nel 2028 e paga regolarmente circa 200 euro al mese ed è proprietario solo di un garage perché la casa è intestata a mia madre (sono sposati ma in separazione dei beni).

La banca creditrice potrebbe innanzitutto ipotecare o espropriare l’immobile (garage) del garante: qualora, invece, propendesse per pignorare la pensione fruita dal garante, bisogna tener conto che, in base agli importi massimi stabiliti per il 2021 relativamente all’assegno sociale nonché ai sensi dell’articolo 545 del codice di procedura civile, la pensione potrà essere pignorata verso l’INPS, solo per l’importo eccedente 690 euro circa, dal momento che il minimo vitale è pari all’importo massimo dell’assegno sociale aumentato della metà.

Per una pensione netta pari a 1000 euro, dunque, la quota prelevata mensilmente dall’INPS da rigirare al creditore procedente per pignoramento, sarà pari al 20% di (1000 – 690) euro, ovvero uguale al 20% di 310 euro, vale a dire circa 62 euro.

In una situazione di diffusa bancarotta del sistema economico italiano causa pandemia e cattiva gestione politica della crisi in atto, la cosa migliore è attendere gli sviluppi: può darsi che a breve anche le banche andranno in default.

20 Marzo 2021 · Ludmilla Karadzic

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