Esiste un obbligo di comunicare i dati degli eredi alla Pubblica Amministrazione con cui il defunto debitore aveva debiti in sospeso?

A settembre 2017 ho presentato due richieste di sospensione di due cartelle ex Equitalia per vizi di notifica inerenti due bolli auto intestati a mio padre (morto nel 2012) e di cui io sono uno degli eredi. Oggi la regione Veneto risponde con raccomandata (ad una sola delle due) e dichiara nulla la mia contestazione su vizi di notifica citando l'articolo 65 dpr 600/1973 e scrivendo che "nessuna comunicazione di questo tipo risulta essere arrivata alla Regione dagli eredi del Sig. ......" etc. e confermando le loro richieste di pagamento.

Ora, è vero che noi eredi non abbiamo comunicato alla regione direttamente i nostri dati, ma è anche vero che nel 2013 abbiamo presentato regolare successione con comunicazione all'Agenzia delle Entrate e abbiamo anche fatto un passaggio di proprietà (con dicitura accettazione eredità) dell'auto per venderla ad un acquirente terzo. Le notifiche in questione sono state fatte nel 2014 e nel 2015 (quest'ultima è quella a cui mi hanno risposto).

Come faceva la regione Veneto a non sapere che mio padre era morto e il nome degli eredi? Mi pare francamente assurdo, anche perché non sapendo allora dei debiti perché avremo dovuto fare una cosa del genere?

Purtroppo la legge parla chiaro e dispone che gli eredi del contribuente devono comunicare all'ufficio delle imposte del domicilio fiscale del defunto, le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale. La comunicazione può essere presentata direttamente all'ufficio o trasmessa mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, nel qual caso si intende fatta nel giorno di spedizione.

Questo per fare in modo che eventuali pretese di riscossione per debiti del defunto con la Pubblica Amministrazione vengano inviate all'erede.

Quando, correttamente come lei rileva (e come spesso accade), non conoscendo le obbligazioni del defunto verso l'erario, l'erede non adempie alla disposizione di cui all'articolo 65 del dpr 600/1973, la cartella esattoriale, per omesso pagamento del bollo auto, viene inviata al defunto. In tale contesto, tuttavia, l'erede non può eccepire il vizio di notifica e paga il debito, ad esclusioni delle sanzioni comminate al defunto per il ritardo nell'adempimento, che sono personali e non si trasmettono nella successione.

17 aprile 2018 · Ornella De Bellis

In merito alla risposta da voi fornita volevo ribadire che comprendo la spiegazione, la quale è anche in linea con le norme che ho trovato nel web, tuttavia volevo precisare che se per "ufficio delle imposte del domicilio fiscale del defunto" intendete l'agenzia delle entrate del nostro comune allora tale comunicazione è stata fatta in data 11/06/2013 con tanto del timbro del funzionario!

Il mio quesito sta proprio qui: la legge non dice che dobbiamo avvisare ogni ente pubblico, comune, provincia, regione, INPS, etc, anche perché diventerebbe una cosa impossibile. Secondo voi in questo caso come ci si dovrebbe comportare?

Il creditore ordinario che ha interesse ad individuare gli eredi del defunto, laddove non ci sia stato obbligo di dichiarazione di successione (si ricorda che non c'è obbligo di dichiarazione se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto e l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100 mila euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari) chiede all'anagrafe uno stato di famiglia integrale (oppure solo al decesso) del debitore, riuscendo così a risalire ai potenziali suoi eredi. Al limite, consulta anche il Registro generale dei testamenti (tenuto presso il Ministero della Giustizia) che consente di conoscere se una persona deceduta ha fatto testamento e a favore di chi, in Italia o all'estero.

La Pubblica Amministrazione, che detta legge, ha ritenuto di non farsi carico di tale incombenza. La PA (nel caso specifico la Regione) invia la cartella esattoriale al defunto nei termini di decadenza e prescrizione ed attende gli eventi fino a quando l'erede non viene a conoscenza della pretesa chiedendo la riformulazione della stessa, defalcata delle eventuali sanzioni di omesso pagamento. E' certo che l'erede, inviando una comunicazione preventiva all'Agenzia delle Entrate con raccomandata A/R, in cui si dichiara erede del defunto, non può poi impugnare una cartella esattoriale per vizio di notifica (in quanto destinata al defunto) di una cartella esattoriale originata dal mancato o insufficiente pagamento della tassa automobilistica (bollo auto) di competenza regionale. Potrà farlo per crediti inerenti IRPEF, IVA, IRAP (crediti erariali) o anche per la tassa automobilistica, se, e solo se, tuttavia, il defunto risiedeva, al momento del decesso, in una Regione ove la riscossione del bollo auto era devoluta, dalla normativa vigente, all'Agenzia delle Entrate.

Insomma, naturalmente, nessuna legge obbliga gli eredi a notificare i propri dati a tutte le eventuali Pubbliche Amministrazioni con cui il defunto poteva aver contratto obbligazioni (e non potrebbe essere che così). Nello stesso tempo, però, l'erede non può eccepire il vizio di notifica alla Pubblica Amministrazione creditrice BETA, quando l'atto escussivo continua ad essere inviato alla residenza del defunto fidando sulla circostanza che aveva, in precedenza, comunicato il proprio status di erede del debitore alla Pubblica Amministrazione ALFA.

Al momento è così, anche se mi rendo conto, da cittadina, che così non dovrebbe essere e che notificando una avvenuta successione ereditaria alla Pubblica Amministrazione ALFA, essa dovrebbe valere anche per la Pubblica Amministrazione BETA.

17 aprile 2018 · Ornella De Bellis

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