Lavoro e ritardi reiterati – Possono sanzionarmi anche se poi recupero?

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Sono dipendente presso un centro commerciale e svolgo la mansione di magazziniere: purtroppo a causa della lontananza dal posto di lavoro tendo sempre ad arrivare a lavoro con un’ora di ritardo.

Ho sempre, però, recuperato il tempo rimanendo più del dovuto e svolgendo gli incarichi arretrati.

Pensando ormai che il fatto fosse assodato, sono rimasto tranquillo.

Ora, però, sono venuto a sapere da alcuni colleghi che vogliono sanzionarmi e sospendermi.

Posso difendermi in qualche modo dimostrando di aver recuperato legittimamente le ore perse?

In questi casi bisogna fare molta attenzione, poiché il recupero delle ore di lavoro perse non viene ritenuto utile a giustificare i ritardi continui.

Nell’ambito della materia è intervenuta anche la Corte di Cassazione, con la sentenza 18462/14, spiegando che i continui ritardi del dipendente nel presentarsi al lavoro legittimano la sanzione disciplinare adottata dal datore di lavoro della sospensione dal servizio e dallo stipendio.

I supremi giudici, nel caso di specie, hanno constatato il rifiuto dell’orario di lavoro da parte del dipendente, che tendeva ad arrivare sempre in ritardo e a recuperare il tempo perso fermandosi oltre l’orario normale.

Tale prestazione, non è utile al datore di lavoro per l’organizzazione del lavoro stesso e dunque può essere anche intimato al lavoratore di restituire le retribuzioni percepite dallo stesso per tale lavoro fuori dall’orario di lavoro.

Dunque, in parole povere, è legittima la sospensione dal servizio e dallo stipendio al dipendente che, sistematicamente, arriva in ritardo in ufficio, anche se poi recupera restando in ufficio oltre l’orario di lavoro, facendo gli straordinari.

Inoltre, all’incolpato va pure detratta la retribuzione per la parte della prestazione svolta fuori dai tempi prestabiliti, che in quanto tale non è utile all’organizzazione del datore.

1 Marzo 2018 · Marzia Ciunfrini

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