Intimazione di pagamento Agenzia delle Entrate Riscossione - Posso fruire della legge 3/2012 e presentare un piano del consumatore?

Vi espongo la mia situazione: in passato ho gestito un'attività con la mia famiglia, una SAS a nome mio e di mio fratello ma l'attività, causa la crisi, non è andata bene, siamo riusciti a s(vendere) tutto (l'attività è stata chiusa nel 2005/2006) e pagare alcuni dei debiti accumulati.

Nel frattempo io ho trovato lavoro in un'altra città (contratto di lavoro a tempo indeterminato), mio fratello solo lavori a chiamata, mio padre e mia madre deceduti (in anni diversi).

Ho ricevuto ieri una raccomandata dell'Agenzia delle Entrate con intimazione di pagamento: ho 5 giorni di tempo per pagare circa 50 mila euro altrimenti procederanno ad esecuzione forzata.

Le somme fanno riferimento a due cartelle notificate a maggio 2008 (io non ho ricordo ma era il periodo in cui è morta la mamma e io vivevo già in un'altra città) per IRPEF imposta persone fisiche, addizionale regionale IRPEF e interessi, IRAP e interessi.

Vivo nella casa del mio compagno, acquistata anche con soldi miei, ma intestata solamente a lui per un altro debito (sempre derivante dalla pregressa attività), non posseggo nemmeno una macchina, l'unica cosa che ho a nome mio è il conto corrente e un piano pensionistico in cui verso 50 euro al mese.

Ovviamente non dispongo di una tale somma e non oso immaginare quanto tempo potrei metterci a pagare questo debito avendo uno stipendio di 1.000 euro al mese.

Purtroppo per ragioni lavorative non posso assentarmi dal lavoro per andare nella mia città d'origine all'Agenzia delle Entrate (lo farò nelle festività ma non so se troverò gli uffici aperti).

Cosa posso fare in questi 5 giorni? C’è il concreto rischio che mi venga pignorato il conto corrente?

Ho letto un articolo nel quale si fa riferimento al cd piano del consumatore, secondo voi risponde al vero? Come posso attivarlo? Devo farlo entro i 5 giorni? Nel caso in cui mi venga pignorato il conto, posso comunque attivare questo piano anche successivamente?

Vi chiedo, se possibile, una risposta urgente, anche solo per uscire dalla disperazione in cui sono caduta ieri al ricevimento della raccomandata.

Clickbait (o clickbaiting) è un termine che indica un contenuto pubblicato sul web il cui titolo ambiguo, ingannevole e forviante, evidenziato nei motori di ricerca, ha l'esclusivo scopo di attirare il maggior numero possibile di lettori, nel tentativo di generare entrate pubblicitarie a favore dell'autore e dell'editore.

La legge 3/2012 per la composizione delle crisi da sovraindebitamento prevede la possibilità di presentare al giudice un piano di rientro dal debito detto del consumatore, che va a coprire solo parzialmente l'esposizione debitoria, azzerando l'eventuale debito residuo.

Innanzitutto, come lascia capire il nome stesso, deve trattarsi di debiti accumulati dal debitore in quanto consumatore e non derivanti dall'attività professionale o commerciale. Ma non è solo questo il punto: il debitore consumatore, per ottenere l'omologazione del piano e l'azzeramento del debito residuo, deve dimostrare di aver dato fondo ad ogni suo patrimonio o reddito. In pratica, se il debitore non possiede immobili, deve mettere al servizio del rimborso del debito la totale disponibilità in conto corrente e una cospicua parte della busta paga qualora svolga un lavoro da dipendente.

Queste precisazioni solo allo scopo di farle capire che, pur se i debiti della SAS avessero potuto rientrare nella legge 3/2012, non si sarebbe trattato comunque di una passeggiata.

Tornando alla realtà e lasciando da parte i contenuti piazzati in alcuni siti solo allo scopo di generare qualche clik in più, per far fronte all'emergenza che le sta rovinando le festività, lei deve innanzitutto versare la liquidità di cui dispone in banca in un altro rapporto di conto corrente, intestato a soggetto non debitore, del quale manterrà delega ad operare e disporre.

Per il resto, dovrà prepararsi psicologicamente a subire una trattenuta sullo busta paga: niente di terribile, se il suo stipendio netto non supera i 2 mila e 500 euro, si tratterà di lasciare ad Agenzia delle Entrate Riscossione il 10% di quanto le eroga, al netto degli oneri fiscali e contributivi, il suo datore di lavoro. Il tempo che i creditori impiegheranno, così, per arrivare al rimborso integrale dei 50 mila euro pretesi, non è affar suo.

In futuro, quando e se avrà necessità di acquistare una macchina, dovrà intestarla a terzi, altrimenti si beccherà, in men che non si dica, un fermo amministrativo.

Quelle appena elencate sono le regole basi di vita con cui deve, purtroppo, imparare a convivere il debitore.

12 dicembre 2017 · Patrizio Oliva

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