Internet super veloce con fibra ottica? – Niente di più falso: compagnie multate dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette

Ho sottoscritto un contratto con una nota compagnia per avere la fibra ottica e quindi navigare internet ad alta velocità: al contrario, devo dire che è cambiato veramente poco rispetto a prima, a parte i costi, che sono lievitati.

Non sono l’unico che si lamenta, parlando in giro.

Possibile che nessuno faccia nulla?

Pioggia di multe dell’Antitrust nei confronti delle compagnie telefoniche per le offerte della fibra, presentata come veloce o ultraveloce: peccato che le compagnie telefoniche, argomenta l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), abbiano omesso o non evidenziato chiaramente le informazioni sulle caratteristiche del servizio di connettività in fibra ottica, sulle limitazioni tecnologiche o geografiche esistenti, sulla differenza di servizi e performance secondo l’infrastruttura usata.

Inoltre, qualche volta non hanno evidenziato chiaramente che dopo 12 mesi, il costo per raggiungere la massima velocità pubblicizzata aumentava di 5 euro.

L’Antitrust ha dunque condannato le compagnie telefoniche per le offerte sulla fibra.

Per la precisione, la condanna riguarda l’inottemperanza a delibere precedenti dell’Autorità che avevano contestato la pratica commerciale scorretta – come si legge nel bollettino dell’Autorità del 5 agosto 2019.

Ora l’Autorità garante della concorrenza ha deciso sanzioni di 200 mila euro per Telecom Italia, di 350 mila euro per Wind 3, di 125 mila euro per Fastweb e di 200 mila euro per Vodafone.

La pratica commerciale contestata, con parole analoghe, a tutte le compagnie telefoniche riguarda l’aver omesso, o non evidenziato chiaramente al consumatore, informazioni essenziali all’offerta in fibra ultraveloce: caratteristiche dell’offerta di connettività a internet in fibra ottica; esistenza di limitazioni (tecnologiche, geografiche di copertura della rete, di capacità trasmissiva) dei servizi in fibra ottica; differenze di servizi disponibili e di performance in funzione dell’infrastruttura utilizzata per offrire il collegamento in fibra.

Il consumatore dunque, davanti alle campagne pubblicitarie, al termine “fibra” e a claim che enfatizzavano le massime prestazioni in termini di velocità e affidabilità, non era messo nella condizione di individuare bene gli elementi che caratterizzavano il servizio dal punto di vista delle reali potenzialità delle connessioni, compresa l’effettiva velocità di navigazione.

Le campagne pubblicitarie non hanno evidenziato in modo chiaro che per raggiungere la massima velocità pubblicizzata serviva attivare un’opzione aggiuntiva a pagamento (gratuita solo per un periodo limitato): dopo 12 mesi il costo per raggiungere le massime prestazioni aumentava di 5 euro (è il caso delle offerte di Telecom e Vodafone) ma questa informazione veniva data in posizione defilata, distante dal claim, con scarsa evidenza, con caratteri ridotti.

Wind 3, prosegue l’Antitrust, ha continuato a non riportare in modo chiaro e trasparente le effettive e complete condizioni economiche delle offerte in fibra ottica reclamizzate.

Al riguardo, si osserva che i messaggi relativi a tali offerte hanno continuato a riportare informazioni non immediatamente percepibili in ordine al prezzo complessivo da sostenere per ottenere il servizio promosso, con riferimento in particolare al costo aggiuntivo del modem o agli oneri da sostenere in caso di recesso anticipato rispetto alla periodo di permanenza minima».

Anche Fastweb ha continuato a non riportare in modo chiaro e trasparente le effettive e complete condizioni economiche delle offerte in fibra ottica reclamizzate.

Dunque, dopo il provvedimento dell’Antitrust, diverse associazioni dei consumatori hanno chiesto che agli utenti siano restituiti i soldi spesi per le informazioni incomplete o ingannevoli.

6 Agosto 2019 · Andrea Ricciardi

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