Incentivo all’esodo e dimissioni volontarie programmate – Ma mio madre è deceduto prima della data concordata in cui avrebbe cessato il suo rapporto di lavoro con l’azienda

Mio padre ha rassegnato le proprie dimissioni volontarie ed irrevocabili, dall’azienda dove prestava servizio in qualità di dipendente con contratto a tempo indeterminato, con effetto a partire dal 31 dicembre 2019, concordando con il datore di lavoro un’indennità a titolo di incentivo all’esodo da corrispondere insieme al Trattamento di Fine Rapporto (TFR).

Purtroppo è deceduto ai primi di settembre: gli eredi hanno diritto all’incentivo all’esodo?

Con le dimissioni posticipate presentate ed accettate, entrambe le parti contraenti hanno inteso assicurarsi dei vantaggi reciproci: la parte datrice avrebbe visto garantita la prestazione lavorativa del dipendente sino al 31 dicembre 2019; quest’ultimo avrebbe avuto la possibilità di fruire della controprestazione retributiva e della prosecuzione dei versamenti contributivi sino a tale data.

Venendo, purtroppo a mancare, seppur per causa di forza maggiore, la controprestazione da parte del lavoratore dipendente, cade una delle condizioni contrattuali subordinate all’esecuzione del contratto: ne discende che nulla è dovuto dall’azienda agli eredi del dipendente defunto a meno che fra le clausole dell’impegno sottoscritto non fosse stata esplicitamente prevista la corresponsione agli eredi dell’incentivo all’esodo in ipotesi di premorienza del lavoratore rispetto alla data concordata di effettive dimissioni.

Su un’analoga fattispecie, e con esito concorde a quanto appena esposto, si è anche pronunciata la Corte di cassazione con l’ordinanza 23396/2019.

22 Settembre 2019 · Tullio Solinas

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