Banca Ifis: ennesimo tentativo di recupero di un prestito mai rimborsato

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Ieri ho trovato nella buca delle lettere l’avviso di un agente Ifis addetto al recupero crediti: l’ho chiamato e mi ha detto per quali insolvenze è incaricato e che se rifiuto un rientro il passaggio successivo sarà l’ufficiale giudiziario. Temo che stavolta potrebbe succedere dato che è dal 2014, quando ho perso il lavoro, che mi stanno braccando. Il problema è che fino all’anno scorso vivevo in Liguria con la mia ex moglie, poteva venire chiunque tanto non avevamo niente ma adesso abito con la mia matrigna in casa di proprietà sua in quanto ho rinunciato all’eredità quattro anni fa quando è deceduto mio padre.

Il recuperatore ha detto che l’ufficiale giudiziario si può rivalere su di lei avendo la casa. È vera questa cosa? Inoltre vorrei sapere se ci sono cose di cui si ha regolare fattura a nome della mia matrigna possono essere pignorate perché quando feci il mio primo debito trent’anni fa i miei genitori fecero fatturare tutto ciò che c’era in casa per tutelarsi consigliati dall’avvocato.

Sono affetto da depressione ricorrente maggiore di primo grado e bipolarismo con episodi di autolesionismo, dato che questi suonano il campanello all’improvviso posso fare quanto scritto nel post andando dai carabinieri? Siamo sicuri che non possono farlo? Si denuncia Banca Ifis citando l’accaduto? Se lo faccio cosa può succedermi?

Ho chiesto se potevano mandarmi la corrispondenza presso un altro indirizzo ma mi hanno risposto che le raccomandate devono essere spedite per legge presso la residenza, siamo sicuri?

Chiedo gentilmente a chi risponde se può citare leggi che possono aiutarmi e se c’è un fac simile per la denuncia ai carabinieri.

Chiariamo bene: il debitore può denunciare l’agente di recupero crediti che si presenta a casa sua senza averne l’autorizzazione, per esigere il pagamento di un debito, provocando il conseguente peggioramento del suo stato ansioso depressivo, ma non può impedire l’accesso all’ufficiale giudiziario, né impedire che il creditore gli invii corrispondenza via raccomandata AR.

Il creditore può procedere con pignoramento presso la residenza o il domicilio del debitore e pignorare quanto trova in casa, perchè si presume che tutto quello che si trova dove il debitore vive o domicilia, sia di sua proprietà (presunzione legale di proprietà).

Solo dopo la conclusione delle operazioni condotte dall’ufficiale giudiziario, con il supporto di un avvocato, l’effettivo proprietario dei beni sottoposti ad azione esecutiva di espropriazione può ricorrere al giudice delle esecuzioni, presso il tribunale territorialmente competente, per chiedere la liberazione dei beni inventariati dall’ufficiale giudiziario, eventualmente lasciati in custodia dello stesso debitore.

Ma, per un esito giudiziale positivo, dovranno essere esibite le prove d’acquisto (fatture) oppure un contratto di comodato gratuito, stipulato fra debitore e proprietario/conduttore della casa in data precedente a quella della notifica dell’eventuale atto di pignoramento, con dettagliata delimitazione dei locali dell’appartamento e degli arredi ed elettrodomestici concessi in uso.

Non esiste un format per denunce e querele: forse sarà meglio chiedere l’assistenza di un avvocato, atteso lo stato mentale precario in cui lei asserisce di trovarsi al momento.

28 Marzo 2019 · Carla Benvenuto

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