Ho fatto da prestanome e adesso ho Equitalia con il fiato sul collo

Ho 23 anni e l’anno scorso ho cessato attività causa insolvenza: due anni prima (quando ne avevo 20), il datore di lavoro mi ha convinto a fargli da prestanome (dopo avermi assicurato che non avrebbe combinato troppi guai) e io ho accettato.

Due anni dopo, per un controllo della guardia di finanza, mi sono ritrovato con un debito che si aggira intorno ai 400 mila euro, ragion per cui ho cessato attività e il tipo in questione è sparito dalla circolazione. Fesso io e troppo inesperto, ora non so più come uscirne ed un giorno su tre mi ritrovo con il fiato sospeso per paura di ricevere l’ennesima notifica di cartella esattoriale.

Comunque, un po’ me l’aspettavo (sebbene non credevo di poter arrivare alla quota attuale di debito) ed ho giocato d’anticipo restando nullatenente. In pratica non ho mai posseduto niente in vita mia.

Ora, a cosa vado incontro? Cosa rischio? Come potrei svincolarmi?

La legge stabilisce quando un illecito fiscale è punibile con una sanzione amministrativa (ammenda) o penale (multa o carcere). E spesso la soglia è quantitativa: dipende cioè da quanto si evade.

Ad esempio la dichiarazione fraudolenta riguardo ad IRPEF, IRES e IVA, integra attualmente un reato (reclusione da 1 anno e sei mesi a sei anni) se l’imposta evasa è superiore a 30 mila euro oppure se il reddito non dichiarato supera il 5% del totale.

In caso di dichiarazione omessa, sempre riguardo ad IRPEF, IRES, IVA, qualora l’imposta evasa risulti superiore a 50 mila euro, è prevista la reclusione da 1 a 3 anni.

Concludendo, la circostanza di risultare nullatenenti non costituisce garanzia di impunibilità in precise e determinate fattispecie di elusione o evasione fiscale. Il suggerimento è allora quello di approfondire, insieme ad un esperto, il contenuto degli accertamenti fiscali che hanno dato luogo alle cartelle esattoriali, senza sottovalutare la questione.

30 Marzo 2016 · Giorgio Valli

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