Guida di un veicolo di proprietà del de cuius da parte del chiamato convivente – Si configura accettazione tacita dell’eredità?


Può essere considerata accettazione tacita da parte di un coerede aver usufruito di un veicolo del cuius dopo la sua morte e con questo veicolo aver avuto un incidente?

Mi spiego meglio, mio fratello, figlio convivente del cuius, dopo la morte di nostro padre ha usato la vettura di proprietà di nostro padre, guidando senza patente poiché revocata da anni ed in stato di ebbrezza causando un sinistro stradale nel quale a seguito dell’ intervento del corpo di polizia municipale il suddetto veicolo è stato posto sotto sequestro amministrativo.

Le domande che mi pongo appunto sono: questo atto può essere considerato come accettazione tacita da parte di mio fratello?

Come coeredi io e nostra madre possiamo essere chiamati a rispondere dei pagamenti accessori del suddetto veicolo? C’è la possibilità di non dover rispondere a questo atto? E obbligare mio fratello a prendersi l’onere delle spese relative a questa sua azione?

Come dobbiamo comportarci? Visto che mio fratello non ha fonti di guadagno perché disoccupato e completamente a carico dei nostri genitori e visto anche il fatto che nostra madre è persona interdetta e disabile non capace d’intendere e di volere?

Secondo l’articolo 476 del codice civile l’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede.

Comunque, il fratello e la madre, se il soggetto è maggiorenne, non possono essere chiamati a rispondere patrimonialmente dei danni da questi arrecati a terzi.

7 Luglio 2019 · Marzia Ciunfrini



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