Flygo multata da Agcm per pratiche commerciali scorrette? – Il Tar del Lazio conferma la sentenza


Tempo fa, mi è capitato di imbattermi nel sito Flygo, che, da grafica e url, assomigliava quasi totalmente al famoso Ryanair: avevo così acquistato dei biglietti aerei, scoprendo poi di aver pagato inutilmente un 20% in più.

Insomma mi sono fatto fregare e ho pagato loro come intermediari.

So che sulla vicenda era intervenuta l’Agcm.

Sono stati fatti passi avanti?

Tempo fa, più precisamente nel 2016, erano state numerose le segnalazioni di utenti che lamentavano l’attività truffaldina, o quasi, del portale web Flygo: nel dettaglio, l’agenzia turistica aveva creato una serie di siti civetta che avevano un indirizzo url e una grafica che ricordava quella di importanti compagnie aeree low cost, da Ryanair a WizzAir.

Su questi siti FlyGo offriva biglietti aerei proprio delle più famose compagnie, ma ovviamente, essendo un intermediario, lo faceva a prezzi maggiorati rispetto a quelli degli stessi voli acquistati sui siti ufficiali.

Dopo aver aperto un’istruttoria sulla faccenda, l’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato), aveva deciso di multare la compagnia per cinquecentomila euro.

Inoltre, l’Antitrust aveva riscontrato altre due condotte illecite: il prezzo veniva presentato in modo ingannevole e, in caso di problemi, FlyGo forniva solo assistenza telefonica a pagamento, anche ai clienti che avevano già acquistato il biglietto.

Si trattava, dunque, di una comunicazione poco trasparente e con costi convenienti solo sulla carta.

Insomma, ci si prendeva gioco dei consumatori, inducendo il cliente a credere di essere sul sito della compagnia aerea invece che sul portale dell’agenzia turistica gestita esclusivamente da FlyGO.

C’erano poi modalità ingannevoli di presentazione del prezzo dei servizi turistici offerti sui propri siti internet.

Infine, sussisteva l’omessa predisposizione di un sistema di assistenza clienti facilmente accessibile, alternativo al numero telefonico a pagamento, anche per i clienti che avevano già concluso l’acquisto telematico.

La buona notizia, comunque, è che dopo due anni Tar del Lazio ha confermato la sentenza del Garante, obbligando la società a pagare per l’attività fraudolenta.

25 Gennaio 2019 · Giovanni Napoletano



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