Evasione fiscale – Conti correnti spiati? C’è l’ok del governo

Ho letto su Facebook una notizia che mi sembra sconvolgente, ovvero che sarà permesso al Governo di spiare i conti correnti di tutti gli italiani per verificare l’evasione fiscale.

Spero che sia una bufala perché mi sembra davvero assurdo.

Sapete qualcosa?

Con il via libera del garante della privacy e l’ok del Ministero del Tesoro, le banche, e di conseguenza tutti i conti correnti degli italiani, saranno senza più segreti per il fisco.

Infatti, la nuova superanagrafe dei conti correnti è pronta a partire: voluta nel decreto Salva-Italia dal governo Monti nel 2012, dopo una serie di passaggi tecnici si appresta ad essere operativa e consentirà all’Agenzia delle Entrate di vedere i conti correnti di tutti gli italiani, nessuno escluso.

Si tratta di una rivoluzione, o almeno così pensano all’Agenzia delle Entrate che, forse già la prossima settimana, licenzierà il provvedimento finale che farà scattare i controlli sulle persone fisiche.

Con una determinazione senza precedenti anche se le verifiche saranno selettive, riguarderanno cioè quei contribuenti che hanno un profilo di rischio elevato.

Ovvero, tanto per fare qualche esempio, hanno fatto acquisti ingenti nell’arco di un anno con flussi di denaro rilevanti e non giustificati dal normale tenore di vita.

Fino ad ora la misura valeva solo per le società a responsabilità limitata.

Ma a fine aprile 2019, è arrivato il via libera del Garante della Privacy che consente sia all’Agenzia delle Entrate che alla Guardia di Finanza di incrociare le informazioni sui movimenti di denaro degli italiani per cercare di accertare chi nasconde ricchezza o dichiara meno, non facendo emergere il proprio monte affari reale.

Tecnicamente l’arma si chiama Risparmiometro e mette a confronto il saldo del conto corrente da un anno all’altro, alla ricerca delle incongruenze tra quanto appunto risparmiato e depositato e quanto denunciato nella dichiarazione dei redditi.

Non tutti saranno passati ai raggi x, sarebbe tecnicamente impossibile, ma per chi rientra in certi parametri, selettivi e ben individuati, scatterà l’accertamento.

Di fatto un sofisticato software verificherà se il contribuente ha speso più di quanto ha incassato.

In caso di scostamento del 20% da un anno all’altro si accende l’allarme rosso.

Parte così la verifica per capire se i soldi guadagnati sono frutto di attività che si presume in nero, o comunque non dichiarate all’erario.

Il secondo passo prevede la contestazione e infine, se le risposte non convinceranno, si potrà arrivare alla sanzione.

Il meccanismo insiste su conti correnti, conti di deposito, obbligazioni, buoni fruttiferi e carte di credito, prodotti finanziari emessi da assicurazioni e prodotti finanziari emessi da società che si occupano di compravendita di metalli preziosi.

E mette insieme i dati provenienti dall’Inps, istituti di credito, Poste oltre che delle amministrazioni finanziarie.

Una rete cui non sarà facile sfuggire.

In sede di contraddittorio il contribuente può ovviamente presentare tutte le prove e i documenti attestanti la legittimità dei propri averi.

C’è da dire che in via sperimentale il meccanismo è già stato attivato per il periodo d’imposta 2013-2014, per poi tornare nel limbo.

Adesso, con l’ok del Garante, il meccanismo torna operativo. L’arrivo della circolare è atteso per le prossime settimane, forse già la prossima: spetta al direttore dell’Agenzia mettere la firma.

7 Maggio 2019 · Tullio Solinas

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