Eredità beneficiata ed Equitalia

A gennaio è deceduto mio fratello e su consigli vari, avendo delle proprietà immobiliari che non avrei potuto mantenere ed invece essendo intestato a lui un negozio nuovo e molto centrale che volevo mantenere, ho proceduto ad accettare l'eredità con beneficio di inventario per poter dare i contanti dalla vendita della casa, avendo lui un debito molto importante con l'Equitalia.

Ad oggi la casa non l'ho ancora venduta, sto abbassando ogni mese il prezzo, ma visti i tempi, non si vedono acquirenti. La mia domanda è questa: cosa succederà e quando l'Equitalia si farà viva per esigere il suo credito? Posso dare la casa che è intestata a me per i 2/3 ed 1/3 a mio fratello, al posto del suo negozio? (le tasse per la successione non l'ho ancora pagate, sto aspettando un prestito, e quindi penso che verrà depositata verso novembre)

L'effetto dell'accettazione dell'eredita con beneficio d'inventario consiste nel tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede. L'erede accettante con beneficio d'inventario non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari oltre il valore dei beni a lui pervenuti.

Il valore del negozio ricevuto in eredità rappresenta il limite massimo dei debiti ereditari che lei è obbligato a rimborsare ad Equitalia. Lei può vendere il negozio (previa autorizzazione del giudice) e pagare il debito fino ad occorrenza del ricavato: si tratta comunque di un'opzione caldamente sconsigliata perché il creditore potrebbe sempre eccepire che la vendita è stata effettuata sotto costo o dissimulata. Se con il ricavato della vendita del negozio riuscisse a rimborsare completamente il debito, bene; altrimenti meglio sarebbe rinunciare.

Ogni atto dispositivo sui beni inventariati privo di autorizzazione giudiziale comporta la perdita del beneficio, la confusione, cioè, del suo patrimonio con quello del defunto e l'accettazione tacita dell'eredità con l'obbligo conseguente di rimborsare il credito per cui agisce Equitalia senza alcun limite e nella sua interezza.

28 luglio 2015 · Roberto Petrella

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