Eredità della quota di un immobile detenuta da mia madre

Mio padre è deceduto e, con la successione, la metà della sua quota della casa di abitazione è stata divisa tra mia madre, mio fratello e io: quindi sono proprietario del 17% della casa. I rapporti con mia madre e mio fratello non sono buoni, e mio fratello separato, vive da 3 anni in casa di mia madre (che sarebbe in parte anche mia). Si è cointestato, con l’assenso di nostra madre, presumo, il conto corrente della stessa, così come aveva fatto con mio padre, e io di fatto non ho mai visto quanti soldi ci fossero prima che mio padre morisse, quando è morto, di fatto c’erano giusto i soldi per il funerale.

Premetto che io ho cercato di avvicinarmi ai miei genitori per avere un rapporto almeno civile, ma mio fratello di fatto me lo impedisce, non chiaramente (perchè è furbo), e recita la commedia di chi si sta sacrificando per i genitori, cosa non vera visto che lavora fuori casa e ha assunto una badante.

Io in questi anni ho proposto che ci occupassimo entrambi dei nostri genitori, ma sia mio fratello che mia madre mi hanno chiaramente fatto presente che bastava lui, e che mia madre preferiva che fosse mio fratello a gestire le cose (denaro compreso) col risultato che tutto è sparito.

Ora è chiaro che io sono piuttosto arrabbiato con loro, e sopratutto deluso, e quindi non mi sento di rivederli per ora.

Arrivo ora alla domanda: non mi sorprenderebbe che mio fratello riuscisse a farsi intestare tutta la casa. Ma può farlo? Oppure il mio diritto alla metà della casa non può essere prevaricato?

La madre, a questo punto detiene il 66,(6)% della casa: comunque vadano le cose, il figlio non convivente, alla fine della fiera, dopo il decesso della madre, avrà diritto ad una quota del 50% dell’immobile: questo sia la madre simulerà una vendita fittizia al figlio convivente, sia se gli farà una donazione, sia se lascerà testamento attribuendo al figlio convivente una quota maggiore del 33,(3)% dell’immobile.

Situazioni eventuali che potranno essere efficacemente contrastate avviando le classiche tutele legali rispettivamente, di accertamento della simulazione, di riduzione delle donazioni effettuate in vita dalla defunta, di ripristino della quota di legittima lesa.

In più, avendo il figlio non convivente, in qualità di erede, accesso all’estratto del conto corrente cointestato, della defunta e relativo ai movimenti degli ultimi dieci anni, potrà anche individuare bonifici o assegni destinati a trasferire denaro su un conto corrente esclusivo del figlio convivente: tali trasferimenti sono nient’altro che donazioni al figlio convivente che potranno essere incluse, senza troppa difficoltà, nella massa attiva ereditaria da ripartire fra i due fratelli.

23 Marzo 2019 · Giorgio Martini

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