Decreto penale di condanna per guida in stato di ebbrezza e ammenda da pagare

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Nel luglio del 2016 sono stato fermato per guida in stato di ebrezza (tasso 0,98): ricevuto il decreto penale di condanna con pena detentiva convertita, mi ritrovo a dover pagare 2150 euro. Fino ad oggi non avevo mai ricevuto nessun modulo, nessuna richiesta o altro per pagare l’ammenda (tra l’altro dilazionata nel decreto penale in 21 rate).

Oggi, ho ricevuto atto dai carabinieri in cui è stata fatta richiesta di riconvertire il tutto e di arrestarmi (se non pago l’intera somma entro 15 giorni) perché secondo loro, non sono riusciti a riscuotere il credito.

Io però, non ho mai ricevuto nessuna richiesta ne mi è stato indicato modo per pagare. Oltre tutto, nell’atto datomi dai carabinieri, risulta errato anche il mio cognome, dove c’è una lettera errata. Cosa posso fare a parte rivolgermi al mio legale?

Probabilmente l’invito di pagamento deve esserle stato notificato per compiuta giacenza presso l’albo pretorio comunale in occasione di una sua temporanea irreperibilità: ma stia sereno, potrà risolvere la questione pagando le rate scadute in un’unica soluzione entro 15 giorni. Sarà sufficiente recarsi con il decreto penale presso l’Agenzia delle Entrate Riscossione competente per territorio in base alla sua residenza.

Per quanto riguarda l’errore di lettera sul cognome, si metta pure l’anima in pace: è assolutamente irrilevante, se è lei la persona punita per guida in stato di ebbrezza.

11 Settembre 2019 · Giuseppe Pennuto

Ho sentito il mio legale che mi ha detto di poter andare all’agenzia delle entrate e di chiedere anche il dilazionamento della somma che è pari a 2150€ e di pagare per esempio in 24 mesi. Mi ha inoltre detto che ciò bloccherà ogni eventuale altra azione (inclusa arresto e pignoramenti) nei miei confronti. Vi risulta si possa fare?

Si può fare senz’altro, se si è sicuri che in 15 giorni l’Agenzia delle Entrate Riscossioni accetti l’istanza di rateizzazione, calcoli la nuova pretesa (gravata da interessi di ritardato pagamento) predisponga e consegni al debitore i bollettini delle rate del piano di dilazione accordato, comunichi, al Ministero della Giustizia, l’avvenuto pagamento della prima rata, e quest’ultimo trasmetta, in tempo utile, all’ufficio di sorveglianza territorialmente competente, il nulla osta alla revoca dell’ordine di arresto.

11 Settembre 2019 · Annapaola Ferri

Quali sono le tempistiche medie in cui l’agenzia delle entrate accetti la richiesta di rateizzazione? Devo presentare qualche modulo o basta andar li con l’atto notificatomi? Quali sono i casi in cui potrebbero non accettare la richiesta di rateizzazione? Pagare 2150 euro subito è pesante, per quello anche su consiglio del mio legale volevo optare per una rateizzazione. Vi ringrazio, mi state aiutando tantissimo.

Inutile parlare di tempistiche medie: dipende dall’efficienza delle singole agenzie dislocate sul territorio e dai carichi di lavoro loro assegnati. Peraltro per lei, che rischia l’arresto, non ha alcun senso parlare di tempi medi: se becca l’agenzia che si discosta dalla media, resta fregato.

Comunque, se riesce a sensibilizzare un funzionario dell’Agenzia delle Entrate Riscossioni al suo problema, potrà accelerare l’iter: ma la cosa fondamentale è pagare la prima rata (che fa scattare il diritto alla sospensione della misura disposta per inadempimento) qualche giorno prima della scadenza quindicinale, in modo che ci sia tempo affinchè pervenga la comunicazione a Mingiustizia e sia possibile revocare tempestivamente la richiesta di arresto. Altrimenti, rischia di trovarsi i carabinieri sotto casa …

11 Settembre 2019 · Ludmilla Karadzic

Quindi, se per esempio domani andassi all’agenzia delle entrate e pagassi subito l’intero importo, non ci sarebbero ulteriori conseguenze giusto? Dopo aver pagato devo comunicare qualcosa a qualcuno o sarà direttamente l’agenzia delle entrate che si occuperà di tutto?

Al posto suo chiederei ai carabinieri da quale ufficio è pervenuto l’ordine di arresto e trasmetterei a quell’ufficio, via fax, copia della ricevuta di avvenuto versamento della prima rata del piano di dilazione (o dell’intero importo, se lo ritiene). Come ha avuto modo di constatare è lei che deve seguire l’iter della pratica: trincerarsi dietro alibi del tipo: non ho mai ricevuto niente (dopo che le è stato notificato un decreto penale che la informava di tutto), oppure confidare che le tessere del puzzle si rimettano a posto da sole dopo che si è messa in moto la macchina pachidermica e inesorabile della burocrazia, non funziona affatto. Nessuno si occuperà di tutto, tranne lei, forse.

Lei deve recarsi all’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex Equitalia) non all’Agenzia delle Entrate: si tratta di due enti diversi anche se si assomigliano nel nome, grazie alle acrobazie lessicali del bullo di Rignano che cercò di fregare la gente millantando il famoso Cucù, Equitalia non c’è più, degno di un piazzista quale in effetti egli è.

11 Settembre 2019 · Rosaria Proietti

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