Debito molto vecchio e quadruplicato – finirò in tribunale?

Nell’agosto del 2002 presi un finanziamento di 2000 euro con una finanziaria. In quel momento neppure lavoravo fisso, avevo dei contratti mensili interinali.

Poi ebbi problemi e pagai solo qualche rata; avrei dovuto pagarne 30.

Mi mandarono dei telegrammi e credo qualche raccomandata nell’immediato, poi più nulla. Mi sono trasferito due volte e non ho mai ricevuto raccomandate o avvisi, o per lo meno non ho memoria che sia accaduto.

Mi arriva invece ora una lettera in prioritaria di una agenzia di recupero crediti che dice che il mio debito è stato prima venduto ad una società di Roma e poi, qualche mese fa, cartolarizzato ad un’altra società veicolo.

Ora loro si professano i mandatari del titolare del credito e vogliono quasi 8000 euro, come si è arrivati a questa cifra non è dato a sapersi.

Minacciano azioni legali e aggravio spese.

Io lavoro, ho famiglia e non ho idea di chi siano questi signori, ma hanno davvero la facoltà di mandarmi in tribunale per questo?

Quello che lei rischia, se le cose andassero veramente male, è il pignoramento dello stipendio nella misura del 20% della retribuzione netta mensile.

Ha comunque centrato il problema: queste società di recupero crediti non hanno, quasi mai, la documentazione da produrre in sede giudiziale necessaria ad ottenere un decreto ingiuntivo nei confronti del debitore.

Quando hanno le carte, nel 90% dei casi, l’estratto conto cronologico dimostra l’applicazione di tassi di usura e quindi non può essere allegato agli atti.

Allora, può attendere l’eventuale notifica del decreto ingiuntivo (se mai ci sarà) ed esaminare, in questa circostanza la documentazione (insieme ad un avvocato) per individuare eventuali profili di anatocismo e/o usura.

Quindi, se ve ne sono i presupposti, procedere con l’opposizione al decreto ingiuntivo per ottenerne l’annullamento. Se, invece, la pretesa è fondata, potrà scegliere – per saldare il debito comprensivo di spese legali e interessi – fra il rimborso attraverso il pignoramento dello stipendio (con una rata del 20% mensile) o quello in un’unica soluzione, in sede di conversione del pignoramento.

In alternativa, se proprio non riesce a convivere con il disagio di un possibile decreto ingiuntivo incombente, non le resta che concordare un piano di rientro con il sedicente creditore.

29 Luglio 2014 · Ludmilla Karadzic

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