Debiti e Trasferimento nel Regno Unito/Irlanda (seconda parte)

Sempre per quanto riguarda il mio precedente post, ho letto il topic di riferimento da voi indicato e non capisco: lì si parla di Canada e Stati Uniti, io mi riferisco all'Inghilterra e Irlanda e i pareri discordanti sono proprio in relazione alla "tranquillità" di questi paesi. Mi può spiegare?

Dal creditore italiano può essere chiesto un decreto ingiuntivo europeo valido in ambito comunitario (quindi anche in Irlanda ed Inghilterra).

La normativa è finalizzata a dotare il creditore europeo di uno strumento di facile ed immediata esecutività in tutto il territorio dell'Unione dopo che al debitore sia stata offerta la possibilità di contestare adeguatamente la pretesa della controparte e che di questa facoltà non si sia avvalso o non si sia avvalso con successo.

Questo per quanto attiene l'escussione coattiva dei debiti assunti con banche, privati e finanziarie.

Per quanto attiene, invece, i crediti di tipo esattoriale (quelli assunti verso la Pubblica Amministrazione e per cui agisce Equitalia) è stata, recepita quasi ovunque, la direttiva comunitaria in materia di riscossione di tributi e dazi all'interno dell'Unione europea.

Sono esclusi dall'ambito di applicazione della nuova procedura di riscossione forzata i contributi previdenziali, le multe e le sanzioni pecuniarie di natura penale.

In pratica, sulla base delle disposizioni vigenti, l'agenzia delle Entrate italiana potrà chiedere assistenza, per la riscossione dei tributi evasi, all'omologo organismo del paese dell'UE in cui risiede il debitore italiano.

Concludendo, non è possibile escludere azioni esecutive portate dai creditori italiani in Irlanda ed Inghilterra; fermo restando che, nella realtà, l'avvalersi delle procedure, seppur "semplificate", dipende da valutazioni economiche in ordine all'entità dell'importo da recuperare ed alla probabilità di un'escussione coattiva fruttuosa.

24 luglio 2015 · Lilla De Angelis

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