Criterio del tenore di vita nel matrimonio per stabilire l’assegno di mantenimento post divorzio – Si o no?

Ho seguito con molta passione la vicenda della sentenza Grilli, con la quale era stata decretata la fine del criterio del mantenimento del tenore di vita durante il matrimonio per stabilire l’importo dell’assegno divorzile.

Ho sentito dire, però, che negli ultimi giorni c’è stata una sorta di inversione di rotta, e si è aperto un dibattito dal quale potrebbe scaturire un ribaltamento del parere.

Dunque, come andrà a finire?

Dopo il divorzio, andrà tenuto conto del tenore di vita durante il matrimonio per stabilire l’importo dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge?

Sì o no?

Il tenore di vita goduto durante il matrimonio, deve continuare ad essere preso come riferimento nelle cause di divorzio, per valutare il diritto del coniuge più debole a ricevere l’assegno di mantenimento dopo il divorzio.

O almeno, la valutazione va fatta caso per caso.

Ciò è quanto chiesto dal procuratore generale della Cassazione di fronte alle Sezioni unite della Suprema Corte, che stanno discutendo sull’accantonamento, o meno, del criterio del tenore di vita, dopo il verdetto Grilli del maggio 2017.

Il problema di fondo è che molte sentenze sono discordanti.

Ad esempio, a Genova, la Corte d’appello ha negato la riduzione dell’assegno corrisposto dall’ad di Erg all’ex moglie, nonostante lui reclamasse di averle fatto cospicue donazioni.

Invece, nel caso più noto, quello del Berlusca, è stato applicato il precedente Grilli-Lowenstein, con lo stop al maxi-assegno.

L’intervento delle Sezioni Unite, dunque, dovrebbe aiutare proprio a uniformare le sentenze.

La decisione dei giudici sarà depositata tra circa un mese.

Staremo a vedere come andrà a finire.

10 Aprile 2018 · Gennaro Andele

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