Crack banche – Al via la definizione dei rimborsi: indennizzi automatici fino a 35 mila euro di reddito?

Faccio parte delle centinaia di risparmiatori che hanno perso anni di investimenti a causa del fallimento delle banche: io personalmente sono stato danneggiato dal crack di Banca Etruria.

Nei mesi scorsi mi ero mosso per aderire al fondo che il governo aveva istituito per il rimborso ai risparmiatori, ma ancora mancava il decreto attuativo per arrivare a qualcosa di pratico.

Nei giorni scorsi, ho letto che sta per essere approvato un dl per far ottenere i rimborsi automatici in determinati casi.

In pratica, cosa accadrà?

Nel corso di una riunione tenutasi ieri, 8 Aprile 2019, a Roma, il Governo ha incontrato i rappresentanti dei consumatori che sono stati danneggiati dai recenti crack delle Banche: l’obiettivo, era quello di definire la via più breve per far ottenere ai risparmiatori gli indennizzi meritati.

Così, è passata la proposta denominata doppio binario, alla quale hanno detto sì 17 associazioni dei consumatori su 19: in pratica, rimborsi automatici per chi ha un reddito fino a 35 mila euro o un patrimonio mobiliare non superiore a 100 mila euro e un arbitrato standardizzato per tutti gli altri.

Dunque, in sintesi, per accedere automaticamente ai rimborsi i risparmiatori truffati dovranno avere un imponibile entro i 35 mila euro o un patrimonio mobiliare di 100.000 euro.

Per gli altri saranno tipizzati gli investimenti e saranno analizzati per grandi categorie davanti a una commissione ad hoc che sarà costituita al ministero dell’Economia.

L’accordo è passato col sì di quasi tutte le associazioni.

Pertanto, la platea di circa 200 mila persone si sdoppierà: i ristori diretti andranno ai risparmiatori con un Isee entro i 35.000 euro e un patrimonio mobiliare non superiore a 100.000 euro.

Per gli altri, il via libera passerà da una sorta di controllo arbitrale, che sarà però semplificato e dovrebbe prevedere una tipizzazione dei risparmiatori in modo da accelerare le pratiche.

L’indennizzo sarà pari al 30% per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti subordinati.

Ora, si attende la definizione del decreto legge vero e proprio, per passare ai fatti.

9 Aprile 2019 · Patrizio Oliva

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