Conti correnti e costi nascosti che fanno aumentare le spese – Come inviare reclamo al proprio istituto di credito

Ho aperto il mio conto corrente tre anni a fa grazie ad una promozione dell’istituto di credito che praticamente mi permetteva di mantenere aperto il conto senza spendere quasi nulla.

Negli anni successivi, però, sono stati inseriti dei costi che mi fanno spendere un bel po’.

A parte cambiare conto e banca, cosa posso fare?

Sempre più spesso i consumatori sottovalutano l’incidenza dei costi presenti nel proprio conto corrente bancario, che spesso sono “occulti” e che diventano sempre più copiosi, essendo lievitati, addirittura, del 6,7% negli ultimi anni.

Una buona abitudine a tal riguardo, ad esempio, è quella di monitorare l’Indicatore Sintetico di Costo” (ISC), del quale il correntista, viene informato nell’informativa periodica al termine dell’anno e che consente di conteggiare e verificare il costo totale di gestione del proprio conto corrente con l’indicazione di ogni commissione ascritta al consumatore per le operazioni effettuate.

Numerose voci di costi, prive dell’adeguata e congrua trasparenza, concernono, ad esempio, il prelievo allo sportello, l’uso del libretto degli assegni o della carta di credito, la richiesta allo sportello della “lista movimenti”, l’effettuazione di bonifici mediante operatore o la spedizione di missive in formato cartaceo.

A tal riguardo sarebbe opportuno che il consumatore richiedesse appositamente all’Istituto di credito di riferimento, che tutte le comunicazioni siano inviate in formato telematico mediante la propria casella di posta elettronica, in modo che i relativi costi di spedizione vengano azzerati.

Comunque, l’istituto di credito ha il puntuale dovere di informare il correntista per iscritto nell’arco temporale di 60 giorni prima di applicare una qualsivoglia modifica delle condizioni contrattuali per consentire al cliente di effettuare, eventualmente, la legittima scelta di cambiare banca, nell’ipotesi, tutt’altro che remota, in cui tali mutamenti non siano condivisibili.

Qualora il consumatore non volesse accettare le nuove condizioni contrattuali, infatti, ha pieno diritto di recedere dal contratto entro il termine senza alcun nere di spesa.

Va ricordato, comunque, e che nell’eventualità di un contenzioso con la banca, concernente la gestione di costi e spese, la modalità di risoluzione extragiudiziale più congrua ed efficace, si rivela quella dell’Arbitro Bancario Finanziario.

In tale ipotesi, il consumatore dovrà indirizzare al relativo Istituto di credito un reclamo e, qualora quest’ultimo entro il termine 30 giorni non fornisca un riscontro o questi non sia esaustivo, potrà instaurarsi la procedura stragiudiziale.

Il cliente della banca potrà dare avvio ad una procedura “online” indirizzata all’ABF e, quest’ultimo, dovrà prendere contatti con la banca, la quale entro il termine di 45 giorni, dovrà fornire risposta motivata ed entro 60 giorni da quest’ultima, l’ABF si pronuncerà sulla questione.

Il consumatore, pertanto, è attualmente dotato di un valido strumento atto a dirimere eventuali controversie stragiudiziali, ma prima di adire tale sistema, è consigliabile che sia sempre accorto e vigile nel monitorare tutti i costi che vengono allo stesso illegittimamente addebitati nel proprio conto corrente.

3 Giugno 2019 · Giovanni Napoletano

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