Che possibilità ci sono di ridurre un debito sproporzionato?

Mio marito di anni 70, non lavora più da un anno e non ha una pensione, perché non ha pagato i contributi della sua Cassa di previdenza. Il suo reddito è di 500 euro, derivante da un affitto, ma gli è stato pignorato attualmente per un mancato pagamento di spese condominiali. Ha debiti alti anche con Equitalia, di cui ho pagato tre rate della prima rottamazione, e cartelle comunali da pagare per i suoi immobili. Non ha debiti con banche o finanziarie, ma il suo conto corrente postale è pignorato.

Il suo sbaglio è stato di non avermi fatto capire prima come stavano le cose e ora le sanzioni, gli interessi eccetera hanno reso la situazione insostenibile, perché gli immobili sono invendibili in quanto ipotecati, vecchi, malandati e noi non ce la facciamo più a pagare.

La casa di abitazione per fortuna è mia e io non ho debiti personali, perché nel mio piccolo ho sempre pagato tutto. Ho una buona pensione, ma metà se ne va per pagare i debiti di mio marito, e ho dei soldi ereditati, di cui già una buona parte bruciata dai pagamenti fatti.

Ho anche due figli attualmente disoccupati da mantenere che, per quanto cerchino, non trovano un lavoro. Non c'è possibilità di ottenere una riduzione del debito, specialmente con la Cassa di previdenza,p erché dopo aver lavorato tanto, possa avere una pensione che non lo costringa a chiedermi i soldi pure per il ticket delle medicine?

Ho letto del saldo e stralcio e della legge sulla ristrutturazione del debito. Che possibilità ci sono? Grazie per i consigli che potrete darmi.

La possibilità per il debitore di concordare con il creditore uno sconto sul capitale dovuto è una soluzione orientata a regolare prestiti non rimborsati: difficilmente applicabile a contenziosi condominiali o con l'erario.

Va poi aggiunto che, in futuro, i canoni di locazione percepiti da suo marito potrebbero essere pignorati anche da Agenzia Entrate Riscossione.

Più che rivolgersi ad un organismo di composizione delle crisi da sovraindebitamento ex legge 3/2012, un mio amico, in condizioni simili a quelle in cui si trova suo marito e da lei riferite, ha donato gli immobili di proprietà: in questo modo ha evitato il pignoramento dei canoni di locazione presso terzi (gli inquilini). Si è poi separato dalla moglie il cui livello reddituale gli impediva di accedere all'assegno sociale (o pensione sociale) che poi, peraltro, è impignorabile e di cui beneficiano anche tanti immigrati che non hanno la cittadinanza italiana.

A questo punto, il mio carissimo amico, pressoché nullatenente e pensionato sociale, non ha più neanche cercato accordi a saldo stralcio con i propri creditori ordinari, né ha aderito alla rottamazione delle proprie cartelle esattoriali.

Certo, qualche creditore potrebbe chiedere la revocazione dell'atto di donazione disposto a favore di moglie separata e figli: ma, secondo lui, vale comunque la pena rischiare, atteso che decorsi cinque anni dalla data dell'atto dispositivo, il creditore non può più effettuare istanza giudiziale di revocazione.

Io non credo che il mio amico sia un cittadino modello, ma non mi permetto di giudicare e/o di biasimarlo: la vita oggi è difficilissima, esistono privilegi assurdi concessi a pochissimi, ai quali si contrappongono sacche di povertà in cui sono stati risucchiati molti, ed in particolare i soggetti più deboli, quali anziani, disoccupati, coniugi separati (obbligati ad erogare assegni di mantenimento fuori misura) eccetera.

E, dunque, spesso l'etica civile viene messa da parte per sopravvivere nella giungla in cui ci hanno costretto governanti poco attenti ai reali bisogni della gente e paradossalmente sensibili, invece, a diritti civili spesso discutibili, assolutamente non prioritari per le masse e comunque riservati all'esercizio di ristrette cerchie elitarie.

11 luglio 2018 · Annapaola Ferri

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