Cartella pazza – Equitalia mi ingiunge di pagare 150 mila euro

Mi è pervenuta una cartella esattoriale di Equitalia che mi ingiunge di versare 151.707,52 all’Erario. Questa cartella non è stata preceduta dall’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate, per cui ho potuto conoscere in via informale da un impiegato mio conoscente, i motivi dell’assurda richiesta (dato che nel mio Modello Unico 2009, oggetto della contestazione, avevo dichiarato 17.014euro di imponibile (reddito derivante interamente da redditi locativi): in sostanza, nella trascrizione telematica del mio Modello Unico 2009 (scritto a mano e presentato ad un Ufficio Postale) un reddito di 2.380,00 è stato trasformato in 238.000 euro.

Ho presentato l’istanza di sgravio 20 giorni fa, ma la mia pratica non è ancora stata visionata; fra 28 giorni scade il termine per il ricorso (la cartella esattoriale mi è pervenuta il 23 marzo), io sono molto in ansia perché se mi costringono al ricorso presso la Commissione Tributaria, dovrò ovviamente chiedere la sospensione del pagamento con la speranza che mi venga accordato, pena ipoteche sugli immobili che scatterebbero in automatico.

Come posso evitare di correre questa drammatico rischio, dato che uno dei responsabili della pratica mi ha detto che “sono sommersi dal lavoro” e non può garantirmi che essa venga esaminata nei termini utili per evitare il ricorso?
In questo Paese si può essere rovinati perché un impiegato sbaglia grossolanamente a scrivere una cifra? O in tutto ciò c’è alla base un disegno criminale della Stato per rastrellare soldi dai cittadini per evitare il default, indebolendone in modo criminoso gli strumenti giuridici di difesa da atti chiaramente impropri ed estorsivi?

In questo Paese si può essere rovinati perché un impiegato sbaglia grossolanamente a scrivere una cifra? O in tutto ciò c’è alla base un disegno criminale della Stato per rastrellare soldi dai cittadini per evitare il default, indebolendone in modo criminoso gli strumenti giuridici di difesa da atti chiaramente impropri ed estorsivi?

Purtroppo, anche se può sembrare una provocazione, in questo paese può accadere quello che lei scrive per il semplice fatto che la PA è piena di nipoti, nipotine, cugini, cuginette, parenti alla lontana ed alla vicina, amanti, sodali, figli, figliastri e concubini del feudatario (leggi politico) di turno. Gente a cui non affideremmo neanche il compito di andare a comprare mezzo kilogrammo di mele dall’erbivendolo sotto casa.

Nessun disegno criminoso. Magari fosse questo. Invece, si tratta solo imbecillità allo stato puro, in quantità industriale, eguagliata da pari arroganza.

Perchè, se è vero che tutti possiamo sbagliare, è anche vero che quando l’errore vien fatto notare, e vengono rimarcate le conseguenze che l’errore grossolano può comportare ad un cittadino vessato, non si può rispondere, con noncuranza, che il lavoro è tanto e non si sa quando la pratica verrà riesaminata.

Il suggerimento è di inviare la documentazione, accompagnata da una lettera-appello, anche via e-mail, alle redazioni dei quotidiani della sua regione ed a quelli a tiratura nazionale.

In questo momento l’ADE, Equitalia e le sue malefatte tirano molto ed i giornali, con storie come la sua, ci vanno a nozze.

Vedrà che le risponderà, sempre attraverso la stampa, l’addetto alle PR della sede regionale, territorialmente competente, dell’Agenzia delle Entrate. E la risposta è sempre la stessa. Perché non ci ha interpellati prima? Avremmo immediatamente risolto il suo problema …

25 Aprile 2012 · Rosaria Proietti

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