Cartella esattoriale notificata a socio snc come coobbligato solidale senza preventiva escussione del debitore principale - Conviene fare ricorso?

Sono socio di una società in nome collettivo: mi è stata notificata, in qualità di coobbligato solidale, una cartella esattoriale per omesso pagamento dei tributi dovuti dalla snc, ma non è stato effettuato alcun tentativo, da parte di Agenzia delle Entrate Riscossione, di agire in via esecutiva, sui beni sociali. Posso impugnare la cartella?

In tema di società in nome collettivo, il beneficio d'escussione, disciplinato dall'articolo 2304 del codice civile, ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva, consentendo al creditore di procedere coattivamente a carico del socio a condizione di aver infruttuosamente agito sui beni sociali, sicché non osta all'emissione e alla notifica al socio stesso, quale coobbligato solidale nella società, di una cartella di pagamento, configurandosi quest’ultima non come atto esecutivo, ma conclusivo di un “iter” strumentale alla formazione del titolo esecutivo e all'esercizio dell'azione forzata (Cassazione n. 49/2014).

L'Amministrazione finanziaria può notificare comunque al socio sussidiariamente responsabile il titolo esecutivo rappresentato dalla cartella di pagamento, senza attendere l'esito infruttuoso dell'esecuzione a carico della società. Dunque, il beneficio d'escussione, previsto dall'articolo 2304 del codice civile, ha efficacia limitatamente alla fase esecutiva, nel senso che il creditore sociale (tra cui il Fisco) non può procedere coattivamente a carico del socio se non dopo avere agito infruttuosamente sui beni della società, ma questo non impedisce allo stesso creditore d'agire in sede di cognizione per munirsi di uno specifico titolo esecutivo nei confronti del socio, sia per poter iscrivere ipoteca giudiziale sugli immobili di quest’ultimo, sia per poter agire in via esecutiva contro il medesimo, senza ulteriori indugi, una volta che il patrimonio sociale risulti incapiente o insufficiente al soddisfacimento del suo credito.

La cartella di pagamento notificata al socio illimitatamente responsabile, quale coobbligato per le pendenze erariali gravanti sulla società, è legittima anche senza alcuna escussione preventiva del patrimonio sociale. Ciò perché il beneficio di escussione preventiva, previsto dall'articolo 2304 codice civile, è d'ostacolo alla sola fase propriamente esecutiva e non alla formazione di un titolo da far valere nei confronti del socio, laddove il patrimonio sociale risultasse incapiente.

Il beneficio di escussione preventiva, quindi, si riferisce soltanto al divieto di porre in essere azioni esecutive a danno del socio, prima che sia stato effettuato un tentativo (infruttuoso) di rifarsi sul patrimonio della società. La cartella esattoriale, tuttavia, rappresenta il titolo esecutivo che il creditore è legittimato a procurarsi, anche prima di escutere il patrimonio societario; ciò che gli è inibito dall'articolo 2304 citato, infatti, non è l'emissione della cartella, bensì la realizzazione di interventi di recupero coatto in capo al socio, possibilità riconosciuta soltanto dopo aver tentato di aggredire, senza successo, i beni sociali (Cassazione 12494/2016).

In materia tributaria la cartella esattoriale non è un atto esecutivo ma preannuncia l'esercizio dell'azione esecutiva ed è, pertanto, parificabile al precetto, sicché è inapplicabile l'articolo 2304 del codice civile che disciplina il beneficio di escussione relativamente alla sola fase esecutiva (Cassazione 15966/2016).

Quella appena esposta è la tesi prevalente in giurisprudenza: purtroppo, non esiste un orientamento univoco sulla questione.

Secondo un diverso orientamento, infatti, il contribuente può legittimamente opporre il beneficio della preventiva escussione già in sede di impugnazione della cartella, in quanto l'iscrizione a ruolo avvenuta senza il preventivo tentativo di incasso è illegittima e determina un vizio proprio della cartella stessa. Ciò perché se il contribuente dovesse attendere la successiva fase dell'esecuzione, sarebbe sprovvisto di tutela. La norma tributaria limita la possibilità di opposizione all'esecuzione alla sola contestazione della pignorabilità dei beni. Fondamentale caratteristica della società in nome collettivo è la responsabilità solidale ed illimitata di tutti i soci per le obbligazioni sociali.

L'ìscrizione a ruolo a nome dei soci solidalmente responsabili della società di persone richiede la preventiva escussione della società. In tema di responsabilità solidale e illimitata del socio di una società in nome collettivo sussiste il diritto di escussione preventiva del patrimonio sociale. La responsabilità solidale e illimitata del socio, prevista dall'articolo 2291, comma 1, del codice civile, per i debiti della società in nome collettivo, opera, in assenza di espressa previsione derogativa, anche per i rapporti tributari, con riguardo alle obbligazioni dagli stessi derivanti.

Il ruolo non solo è atto proprio ed esclusivo dell'ente impositore, ma, nella progressione dell'iter amministrativo di imposizione e riscossione, precede ogni attività dell'agente per la riscossione, della quale costituisce presupposto indefettibile. L'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del beneficium excussionis, conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notificazione della cartella, si riverbera su di essa, determinandone un vizio proprio (Cassazione 23260/2018).

In caso di ricorso al procedimento mediante ruolo, legittimamente il contribuente fa valere il beneficio di escussione con l'impugnazione della cartella di pagamento. Non vi sono ostacoli per ammettere che è impugnabile innanzi al giudice tributario la cartella per far valere il beneficio in questione. Il beneficio di escussione si deve opporre dinanzi al giudice tributario allorquando si riceva la notifica della cartella: è in quel momento e in quella sede che il contribuente ha titolo per contestare la sussistenza della condizione posta al fisco per agire esecutivamente contro di lui.

Il contribuente, poiché in tal caso contesta il titolo della riscossione coattiva, la controversia così introdotta appartiene alla giurisdizione del giudice tributario e l'atto processuale d'impulso è giustappunto il ricorso ex art. 19 del decreto legislativo 546/1992, proponibile avverso il ruolo e la cartella di pagamento, e non già l'opposizione all'esecuzione ex articolo 615 del codice di procedura civile.

Pertanto, va annullata l'iscrizione a ruolo avvenuta a nome dei soci solidalmente responsabili della società di persone se avviene in violazione del beneficio di escussione, e tale annullamento costituisce un vizio proprio che travolge la notifica delle cartelle esattoriali notificate ai soci. Infatti l'iscrizione a ruolo non è solo un atto proprio ed esclusivo dell'ente impositore, ma si inserisce nella progressione dell'iter amministrativo di imposizione e riscossione, così da precedere ogni attività del Concessionario, della quale costituisce presupposto indefettibile. In caso di ricorso al procedimento mediante ruolo, legittimamente il contribuente fa valere il beneficio di escussione con l'impugnazione dinnanzi al giudice tributario della cartella di pagamento. È indubbio che il beneficio di escussione si possa, anzi, si debba opporre dinanzi al giudice tributario allorquando si riceva notifica della cartella: è in quel momento e in quella sede che il contribuente ha titolo per contestare la sussistenza della condizione posta al Fisco per agire esecutivamente contro di lui. l'iscrizione a ruolo avvenuta in violazione del beneficio di escussione, conformando l'attività di riscossione, è illegittima e tale illegittimità, riguardando il presupposto indefettibile della predisposizione e della notifica della cartella, si riverbera su di essa, determinandone un vizio proprio. È vietata la pretesa di pagamento con cartella nei confronti del socio, che non sia stata preceduta dalla preventiva escussione del patrimonio sociale, con la conseguenza che l'amministrazione procedente deve fornire adeguata prova dell'inutile esperimento del beneficio di escussione.

Come avrà rilevato anche lei, non c'è risposta univoca ed esauriente alla sua domanda: purtroppo il diritto presenta spesso aspetti giuridici in chiaroscuro.

14 agosto 2019 · Paolo Rastelli

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