Cambio prodotti negozi fisici – Quali sono le regole


Ho acquistato dei capi d’abbigliamento presso una bottega della mia città ma, arrivato a casa, non sono estremamente soddisfatto: vorrei sapere quali sono le regole per il reso o per il cambio merce nei negozi fisici.

Potete aiutarmi?

Ci sono delle regole precise che consentono il cambio merce, ma in linea generale (anche se può sembrare ingiusto) l’acquirente non ha il diritto di ottenere il cambio della merce se ha acquistato all’interno di un negozio.

Negli acquisti tradizionali, infatti, la legge stabilisce che, una volta stipulato il contratto, questo “ha forza di legge tra le parti”: ciò vuol dire che non può sciogliersi se non per le ragioni previste dalla legge!

Quindi, se le motivazioni del consumatore sono d’ordine “personale” (ha sbagliato la taglia, il colore oppure il destinatario di un regalo per qualunque ragione non lo gradisce), non esiste per legge un diritto al cambio della merce!

A questo punto, in molti si chiedono come mai, allora, nella maggior parte dei negozi, una volta effettuato il pagamento ci viene ricordato di conservare lo scontrino per eventuali cambi: in questi casi, si tratta di politiche discrezionali del singolo negozio o della catena (pensiamo a quando per un regalo ci viene dato lo “scontrino di cortesia”).

E’ chiaro che spesso gli esercenti decidono liberamente di consentire il cambio del prodotto per strategia commerciale, per fidelizzare in qualche modo la clientela, ma proprio perché si tratta di scelte discrezionali è lo stesso commerciante a stabilire delle regole del gioco!

Così, alla cassa, l’addetto ci spiega che il cambio sarà possibile entro un certo termine o a determinate condizioni che il consumatore dovrà rispettare se vuole approfittare della possibilità di cambiare il prodotto!

Ed infatti, tornando ai cartelli, spesso troviamo scritto “la merce venduta in promozione non si cambia” oppure “i saldi non si cambiano durante il weekend”.

Si tratta di limitazioni perfettamente legittime considerato che il reso, in queste situazioni, come detto, rientra nelle politiche del venditore che quindi può comunicare eventuali limitazioni: spesso, oltre allo scontrino fiscale si richiede che la merce sia perfettamente integra, munita delle etichette o del cartellino originale!

Il Codice del Consumo prevede che il diritto alla sostituzione o alla riparazione (nei casi più gravi, si può persino richiedere la restituzione dei soldi) diventi però obbligatorio per il commerciante nel caso in cui la merce sia difettosa o presenti dei malfunzionamenti.

Insomma, ogni prodotto di consumo ha una garanzia di 2 anni e il venditore è obbligato ad adempiere gratuitamente ai suoi doveri verso il cliente (ciò significa, ad esempio, che non può addebitargli dei costi di riparazione né sostituire la somma spesa con un voucher).

Naturalmente deve trattarsi di un difetto “congenito” del prodotto, cioè sussistente già al momento della consegna: vale a dire che se il danno è stato causato dal cliente, magari lavando in modo sbagliato un capo di abbigliamento o facendo cadere in acqua un dispositivo elettronico, il consumatore non avrà diritto al cambio merce.

10 Marzo 2022 · Giovanni Napoletano



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